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Contagiati dai social network più di 19 milioni di italiani

di Simona Petaccia (19/11/2009 - 22:35)

Censis, comunicato stampa del 19/11/2009 – Fenomeni di massa. Sono cinque i social network più popolari: Facebook, conosciuto dal 61,6% degli italiani, YouTube (60,9%), Messenger (50,5%), Skype (37,6%) e MySpace (31,8%). Le percentuali raggiungono valori ancora più elevati tra i giovani di 14-29 anni. Per nove ragazzi su dieci Facebook (90,3%), YouTube (89,2%) e Messenger (89,1%) rappresentano mondi ben noti, con le loro regole e i loro «contatti». Nell’universo giovanile hanno una popolarità considerevole, sebbene inferiore, anche MySpace (68,8%) e Skype (62,9%). I giovani hanno preso l’abitudine a «vivere connessi», dato che l’uso congiunto dei cellulari e di Internet li ha messi nella condizione di essere continuamente in rapporto con tutti quelli che condividono la loro esperienza di vita quotidiana. Complessivamente, si può stimare che poco meno di 33 milioni di italiani conoscano almeno un social network e che gli effettivi utilizzatori siano 19,8 milioni.

Facebook il più popolare, YouTube il più utilizzato. Gli utenti di YouTube sono pari al 28,3% della popolazione (il 67,8% nella fascia 14-29 anni, il 39,5% tra le persone più istruite), quelli di Facebook il 22,9% (il 56,8% dei giovani, il 34,4% dei soggetti con titolo di studio più elevato). Il web 2.0 ha avuto uno sviluppo esponenziale grazie all’impiego di Internet per costruire insieme agli altri una conoscenza diffusa (come Wikipedia), trovare opportunità di lavoro e di carriera (LinkedIn), scambiarsi merci (eBay), ma anche notizie, confidenze e pettegolezzi (Messenger, Facebook, Twitter), oppure video (YouTube) e ogni altro prodotto audiovisivo, quand’anche protetto dal diritto d’autore (eMule). Grazie a smartphone, lettori mp3, e-reader, il centro di gravità dei consumi digitali si sposta sempre più dal computer ai piccoli apparecchi portatili, che consentono di accedere a informazioni, musica, libri, giochi, utilities in un rapporto di piena complementarietà con la rete, con forme e tempi di fruizione sempre più personalizzati.

Cosa si fa su Facebook. La principale motivazione che ha spinto gli utenti a iscriversi a Facebook è il desiderio di mantenere i contatti con gli amici (70,5%) e di ritrovare vecchi compagni di scuola ed ex colleghi (57,8%), mentre la speranza di intrecciare una relazione intima ha spinto all’iscrizione appena l’1,8% degli utenti, in particolare i maschi (2,6%). La maggioranza (il 68,4%) preferisce accedere a Facebook nelle ore serali, il 36,5% si connette solitamente nelle ore diurne, il 15,3% durante l’orario di lavoro o di studio, e solo uno su dieci accede al sito esclusivamente nel weekend. Le attività preferite dagli utenti di Facebook sono: guardare cosa c’è nelle bacheche degli amici (41,2%), inviare messaggi personali (40,5%), inserire commenti nelle bacheche degli amici (37,2%), chattare con chi è in linea (35,7%), utilizzare le applicazioni disponibili come test e giochi (24,6%), inserire foto, video o file musicali (21,3%). Il 54,6% degli utenti fa parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli di cui è venuto a conoscenza tramite il social network.

Luci e ombre su Fb. Poco più di un utente su quattro (il 26,8%) constata che da quando si è iscritto a Facebook tende a dedicare meno tempo ad altro. L’attività più penalizzata è la lettura di libri, per il 42,4% degli iscritti a Facebook che avvertono di dedicare meno tempo ad altre attività. Segue la consultazione di altri siti Internet (40%), guardare la televisione (26,5%), studiare o lavorare (21,7%), sentire gli amici al telefono (14,4%), uscire con gli amici (11,5%), andare al cinema (11%). C’è anche, seppure in misura minoritaria (per l’8,5% degli iscritti), il timore che dalla presenza su Facebook possano derivare dei rischi. Quello che preoccupa di più è la violazione della privacy: il 72,1% degli utenti che nutrono preoccupazioni è di questo avviso, il 35,1% teme l’eventualità di conoscere persone pericolose, il 23,4% indica l’indebolimento delle relazioni dirette con i familiari e gli amici, il 13,4% l’abbassamento del rendimento nel lavoro o nello studio, e il 9,3% teme che dall’uso di Facebook possano derivare problemi per la propria reputazione (ad esempio, che il profilo personale venga controllato dal datore di lavoro).

Questi sono alcuni dei principali risultati dell’8° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, promosso da H3G, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia, presentato oggi a Roma presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani da Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, Presidente e Direttore Generale del Censis, e discusso da Renato Schifani, Presidente del Senato, Andrea Melodia, Presidente dell’Ucsi, Fedele Confalonieri, Presidente di Mediaset, Maurizio Costa, Amministratore Delegato di Mondadori, Roberto Forte, Direttore Mobile Tv di H3G Italia, e Carlo Malinconico, Presidente della Fieg.

 

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Usa: su Youtube lezioni giornalismo

di Simona Petaccia (30/06/2009 - 23:31)

ANSA, 30/06/2009 - Per addestrare i giornalisti alla professione, YouTube ha lanciato una sezione con materiale video e consigli di firme prestigiose. (…)

Youtube, il celebre sito di condivisione video, ha aperto Reporters’ Center, un canale che contiene filmati e istruzioni per la preparazione al giornalismo: da quello investigativo, alle interviste, all’etica della professione.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

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YouTube lancia concorso per aspiranti giornalisti

di Simona Petaccia (09/09/2008 - 22:08)

Reuters, 09/09/2008 - YouTube ha annunciato oggi il lancio di un concorso per aspiranti reporter, mettendo in palio una borsa di studio di 7000 euro da utilizzare per la realizzazione di un servizio giornalistico all’estero con il supporto del Pulitzer Center.

Il concorso “Project:Report” (…) chiama i partecipanti a creare brevi videoservizi di qualità su storie in genere poco trattate dai media tradizionali. (…)

Project:Report -- si legge in una nota di Google Italia -- si articola in tre fasi: la prima prevede la realizzazione di un video della durata massima di tre minuti che racconti la storia di un membro di spicco di una comunità locale, da inviarsi entro il prossimo 6 ottobre.

Tra i video pervenuti, ne saranno selezionati dieci da una commissione di esperti presieduta dal Pulitzer Center, i cui autori verranno premiati con un invito a una conferenza sul giornalismo tenuta dal Pulitzer Center e con attrezzatura professionale Sony da usare a supporto dei successivi reportage per il concorso.

I dieci semifinalisti selezionati per la seconda fase dovranno poi realizzare un video di massimo quattro minuti che racconti una storia locale con rilevanza globale, e sarà ora la comunità di YouTube a selezionare i cinque finalisti, che riceveranno da Sony ulteriore attrezzatura video per la fase conclusiva del concorso e il supporto individuale degli esperti del Pulitzer Center per il lavoro finale.

Per la terza e ultima fase, i cinque finalisti dovranno creare un videoservizio sulla storia significativa di una comunità poco nota, attraverso il supporto di due membri della comunità oggetto della storia, che verranno dotati delle due ulteriori videocamere assegnate da Sony ai finalisti.

Il girato, montato in un videoservizio della durata massima di cinque minuti, parteciperà all’assegnazione del premio di 7000 euro da utilizzare per la realizzazione di un servizio all’estero. (…)

Per leggere il testo completo, clicca qui.

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CitizenNews, giornalismo partecipativo su YouTube

di Simona Petaccia (24/05/2008 - 15:38)

La Stampa, 23/05/2008 - YouTube dedica una nuova sezione al "citizen journalism", coinvolgendo in prima persona i cittadini di tutto il mondo. Il canale mira a segnalare contenuti realizzati per raccontare ciò che spesso viene trascurato dai grandi mezzi di comunicazione e che viene scovato e raccontato dai fautori del giornalismo partecipativo, armati di strumenti spesso rudimentali, che vanno alla ricerca delle notizie sul posto come nella tradizione dei reportage di inchiesta. (…)

Per leggere il testo completo, clicca qui.

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