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Boom dei social network ma nasce il “press divide”

di Simona Petaccia (20/11/2009 - 22:32)

Ferpi, 20/11/2009 - La crisi economica mondiale che stiamo attraversando – che è anche la prima grande crisi conosciuta dalla società digitale – ha accelerato il processo di trasformazione del sistema dei media già in atto, sospinto dallo sviluppo tecnologico, modificandone alcune direttrici. E determinando metamorfosi inattese, secondo il paradigma della moltiplicazione e integrazione dei media, con l’assottigliamento dei confini tra i mezzi e tra i generi della comunicazione.

E’ quanto emerge dall’8° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione – “I media tra crisi e metamorfosi” – presentato il 19 novembre a Roma, che prosegue il monitoraggio dell’evoluzione dei consumi mediatici in Italia, misurati ormai nell’arco di un decennio. (…)

Il Rapporto si focalizza su tre questioni. La prima è la moltiplicazione degli usi della televisione: un mezzo che rimane saldamente dominante nel panorama mediatico degli italiani e che le innovazioni tecnologiche stanno spingendo al centro di nuovi scenari di offerta. Il secondo approfondimento tocca il tema cardine dell’informazione e della fiducia riposta dal pubblico nei media. Il terzo focus riguarda l’affermazione di un nuovo paradigma nell’uso dei media, rispecchiato dalla crescita esponenziale degli utenti di Facebook e degli altri social network.

Il Presidente Schifani ha evidenziato come Internet, social network, nuovi media in generale mettano in contatto persone “divise non solo da grandi distanze, ma anche dall’appartenenza a culture e linguaggi differenti” e quindi hanno “un potenziale enorme: quello di servire alla giusta causa di una sempre maggiore diffusione nel mondo della libera informazione e della democrazia”. (…)

Scarica qui la sintesi del Rapporto.

Documenti

8°_Rapporto_Comunicazione_Censis.pdf.

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico censis (at) censis.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

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Contagiati dai social network più di 19 milioni di italiani

di Simona Petaccia (19/11/2009 - 22:35)

Censis, comunicato stampa del 19/11/2009 – Fenomeni di massa. Sono cinque i social network più popolari: Facebook, conosciuto dal 61,6% degli italiani, YouTube (60,9%), Messenger (50,5%), Skype (37,6%) e MySpace (31,8%). Le percentuali raggiungono valori ancora più elevati tra i giovani di 14-29 anni. Per nove ragazzi su dieci Facebook (90,3%), YouTube (89,2%) e Messenger (89,1%) rappresentano mondi ben noti, con le loro regole e i loro «contatti». Nell’universo giovanile hanno una popolarità considerevole, sebbene inferiore, anche MySpace (68,8%) e Skype (62,9%). I giovani hanno preso l’abitudine a «vivere connessi», dato che l’uso congiunto dei cellulari e di Internet li ha messi nella condizione di essere continuamente in rapporto con tutti quelli che condividono la loro esperienza di vita quotidiana. Complessivamente, si può stimare che poco meno di 33 milioni di italiani conoscano almeno un social network e che gli effettivi utilizzatori siano 19,8 milioni.

Facebook il più popolare, YouTube il più utilizzato. Gli utenti di YouTube sono pari al 28,3% della popolazione (il 67,8% nella fascia 14-29 anni, il 39,5% tra le persone più istruite), quelli di Facebook il 22,9% (il 56,8% dei giovani, il 34,4% dei soggetti con titolo di studio più elevato). Il web 2.0 ha avuto uno sviluppo esponenziale grazie all’impiego di Internet per costruire insieme agli altri una conoscenza diffusa (come Wikipedia), trovare opportunità di lavoro e di carriera (LinkedIn), scambiarsi merci (eBay), ma anche notizie, confidenze e pettegolezzi (Messenger, Facebook, Twitter), oppure video (YouTube) e ogni altro prodotto audiovisivo, quand’anche protetto dal diritto d’autore (eMule). Grazie a smartphone, lettori mp3, e-reader, il centro di gravità dei consumi digitali si sposta sempre più dal computer ai piccoli apparecchi portatili, che consentono di accedere a informazioni, musica, libri, giochi, utilities in un rapporto di piena complementarietà con la rete, con forme e tempi di fruizione sempre più personalizzati.

Cosa si fa su Facebook. La principale motivazione che ha spinto gli utenti a iscriversi a Facebook è il desiderio di mantenere i contatti con gli amici (70,5%) e di ritrovare vecchi compagni di scuola ed ex colleghi (57,8%), mentre la speranza di intrecciare una relazione intima ha spinto all’iscrizione appena l’1,8% degli utenti, in particolare i maschi (2,6%). La maggioranza (il 68,4%) preferisce accedere a Facebook nelle ore serali, il 36,5% si connette solitamente nelle ore diurne, il 15,3% durante l’orario di lavoro o di studio, e solo uno su dieci accede al sito esclusivamente nel weekend. Le attività preferite dagli utenti di Facebook sono: guardare cosa c’è nelle bacheche degli amici (41,2%), inviare messaggi personali (40,5%), inserire commenti nelle bacheche degli amici (37,2%), chattare con chi è in linea (35,7%), utilizzare le applicazioni disponibili come test e giochi (24,6%), inserire foto, video o file musicali (21,3%). Il 54,6% degli utenti fa parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli di cui è venuto a conoscenza tramite il social network.

Luci e ombre su Fb. Poco più di un utente su quattro (il 26,8%) constata che da quando si è iscritto a Facebook tende a dedicare meno tempo ad altro. L’attività più penalizzata è la lettura di libri, per il 42,4% degli iscritti a Facebook che avvertono di dedicare meno tempo ad altre attività. Segue la consultazione di altri siti Internet (40%), guardare la televisione (26,5%), studiare o lavorare (21,7%), sentire gli amici al telefono (14,4%), uscire con gli amici (11,5%), andare al cinema (11%). C’è anche, seppure in misura minoritaria (per l’8,5% degli iscritti), il timore che dalla presenza su Facebook possano derivare dei rischi. Quello che preoccupa di più è la violazione della privacy: il 72,1% degli utenti che nutrono preoccupazioni è di questo avviso, il 35,1% teme l’eventualità di conoscere persone pericolose, il 23,4% indica l’indebolimento delle relazioni dirette con i familiari e gli amici, il 13,4% l’abbassamento del rendimento nel lavoro o nello studio, e il 9,3% teme che dall’uso di Facebook possano derivare problemi per la propria reputazione (ad esempio, che il profilo personale venga controllato dal datore di lavoro).

Questi sono alcuni dei principali risultati dell’8° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, promosso da H3G, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia, presentato oggi a Roma presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani da Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, Presidente e Direttore Generale del Censis, e discusso da Renato Schifani, Presidente del Senato, Andrea Melodia, Presidente dell’Ucsi, Fedele Confalonieri, Presidente di Mediaset, Maurizio Costa, Amministratore Delegato di Mondadori, Roberto Forte, Direttore Mobile Tv di H3G Italia, e Carlo Malinconico, Presidente della Fieg.

 

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Washington Post: attenti al social network

di Simona Petaccia (29/09/2009 - 21:56)

Punto Informatico, testo di Mauro Vecchio del 29/09/2009 - “Recenti circostanze hanno portato alla mia attenzione alcune voci pubblicate online che sono incompatibili con i nostri standard”. Così ha parlato di recente Marcus Brauchli, editor del Washington Post, che ha poi aggiunto: “di conseguenza, abbiamo deciso di accelerare il completamento di queste linee guida”. Linee guida descritte come un insieme di standard e principi volti a regolare l’attività di redazione, in particolare quelle attività legate all’uso dei social media da parte dei giornalisti del Post. (…)

“I social network - ha esordito il Post - sono mezzi di comunicazione e parte integrante delle nostre vite quotidiane. Possono essere strumenti di valore nel raccogliere e disseminare notizie e informazioni”. (…)

“I social media creano anche delle serie minacce che dobbiamo riconoscere. Che li si usi per fare cronaca o per raccontare la propria vita privata, bisogna ricordare che i giornalisti del Washington Post sono sempre giornalisti del Washington Post”. E quindi a tutti i giornalisti del Post saranno utili questi principi, innanzitutto a salvaguardia dell’integrità professionale e della fondamentale distinzione tra fatti ed opinioni. Fin qui tutto sembra legato al ruolo ricoperto, ma cosa succede quando il giornalista torna a casa e diventa semplicemente un privato cittadino?

Il Post ha caldamente consigliato a tutti i suoi dipendenti di tenere bene a mente le opzioni social a tutela della propria privacy, suggerendo che, se non si vuole far trovare qualcosa online, bisognerebbe semplicemente non mettercela. “I nostri giornalisti - continuano le linee guida - devono evitare di pubblicare tutto quello che potrebbe far trasparire preferenze su temi religiosi, razziali e sessuali; favoritismi che potrebbero macchiare la credibilità professionale”. (…)

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico pi [at] deandreis.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

 

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123People è arrivato in Italia

di Simona Petaccia (11/09/2009 - 17:41)

È arrivato anche in Italia “123people”: motore di ricerca per persone che esplora ogni angolo del Web per aiutare a trovare informazioni su chi si vuole.

Usando un algoritmo di ricerca trova profili personali fatti di immagini, video, numeri di telefono, indirizzi e-mail, social network, e molto ancora.

123People raccoglie solo le informazioni e i risultati che sono disponibili online pubblicamente. 123People non elabora, non analizza e non indicizza siti Internet protetti da password, pagine web private o siti Internet che sono espressamente impostati per non essere indicizzati da motori di ricerca.

123People cita la fonte dell'informazione che visualizza come risultato di ricerca.

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico searchfeedback_it [at] 123people.com indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

Per consultare il sito web, clicca qui.

 

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Nielsen: i social network battono l'email

di Simona Petaccia (11/03/2009 - 16:25)

Secondo uno studio condotto da Nielsen, i social network sono più usati dell'e-mail.

Per consultarlo (in formato .pdf e in lingua inglese), clicca qui.

 

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Convegno: Social network: business, innovazione e applicazioni concrete

di Simona Petaccia (20/02/2009 - 22:48)

Martedì 24 febbraio 2009 (ore 14:00), presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione e dell’Economia di Reggio Emilia (Aula Magna Pietro Manodori - Via Allegri n. 9), si svolgerà il convegno “Social network: business, innovazione e applicazioni concrete”.

I social network rappresentano un’evoluzione molto recente del web e un fenomeno sociale molto diffuso. Si tratta solo di un fenomeno di costume, oppure è anche specchio, e motore, di cambiamenti radicali nell’economia, nella comunicazione e nella relazione fra istituzioni e cittadini? Questo convegno ha l’obiettivo di analizzare e discutere le sfide delle aziende il cui core business sono i social network stessi, come è possibile utilizzarli per rinforzare le attività dell’economia della cultura e, infine, come i social network possono rappresentare una nuova frontiera nel rapporto fra amministrazione pubblica e cittadini.

Per consultare il programma completo (in formato .pdf), clicca qui.

 

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Facebook e MySpace sposano la privacy

di Simona Petaccia (20/10/2008 - 20:11)

VNUnet.it, 20/10/2008 - (…) Gli utenti di tutti i siti di social network, mettono online molte informazioni personali e sensibili. Lo scorso luglio, la Relazione annuale al Parlamento del Garante della Privacy aveva messo in guardia dai rischi del Web 2.0 e dall’invasione delle nuove tecnologie sulla privacy.

Le regole cambieranno da sabato. Settanta Garanti della Privacy, Italia compresa, hanno deciso il divieto di indicizzare sui motori di ricerca le informazioni sensibili dei partecipanti ai social network. Verranno indicizzati solo i profili con esplicito permesso. (…)

Ma uno dei rischi connessi alla sovraesposizione sul Web 2.0 è il furto di identità. (…)

Per leggere il testo completo, clicca qui.

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Irresistibilita’ della micro-informazione in tempo reale

di Simona Petaccia (11/09/2008 - 16:44)

Psicocafè, testo di Giulietta Capacchione, 08/09/2008 - (…) Che cosa spinge milioni di persone a condividere incessantemente minuto per minuto la propria vita e altrettanti milioni di persone a interessarsi incessantemente minuto per minuto della vita altrui? Gli scienziati sociali la chiamano “consapevolezza ambientale” e, a quanto pare, è per molti irresistibile.

E’ una specie di consapevolezza estrema del ritmo della vita di qualcuno altro, un ritmo mai conosciuto prima. Si può sapere quando un contatto sente le prime avvisaglie di un raffreddore e poi scopre di avere la febbre e poi, dopo qualche ora, si sente meglio. Oppure si può sapere chi sta avendo una pessima giornata al lavoro, quali siti sta visitando (…) dove si trova fisicamente o cosa sta pensando o se si sta facendo un panino.

Il paradosso della consapevolezza ambientale è che ogni piccolo aggiornamento, ogni singolo bit di informazione sociale è insignificante di per sé, anche estremamente superficiale talvolta. Ma prese tutte insieme, nel tempo, queste microinformazioni diventano un ritratto sorprendentemente sofisticato della vita altrui, fornendo la possibilità di un’esperienza psicologica interpersonale del tutto inedita.

Nel mondo reale nessuno telefonerebbe a qualcuno per dettagliargli il fatto che sta mangiando un panino o che sta visitando un certo sito internet o che si trova in biblioteca.  L’informazione così minuta e in tempo reale si trasforma in una sorta di lettura della mente a distanza. (…)  

Si finisce per realizzare un legame sociale spesso più intimo di quello che si ha con certi familiari o amici con cui ci si sente qualche volta al mese. (…)

Ma c’è un limite al numero di persone con cui si può instaurare una forma di “amicizia” del genere? (…) Nel 1998, l’antropologo Robin Dunbar stimò che il massimo numero di connessioni sociali che un essere umano può avere è di 150 persone, e diversi studi psicologici hanno confermato che i gruppi umani che si costituiscono spontaneamente si aggirano intorno alle 150 unità, fenomeno che è chiamato appunto Numero di Dunbar. (…)

In realtà le persone sembrano mantenere pressocchè inalterata nel numero la loro cerchia di amici intimi, benchè il contatto incessante renda i legami incommensurabilmente più ricchi. Ciò che si accresce a dismisura è il numero dei conoscenti, persone che si sono incontrate a un congresso, vecchi amici del liceo o persone incontrate a una festa.

Prima dell’avvento di queste applicazioni di social network questi legami deboli e transitori si spezzavano facilmente e uscivano rapidamente dall’attenzione e dalla vita delle persone. Stabilito un contatto (…) invece, questi fortuiti incontri del destino cominciano a esistere, per di più in una forma inedita ed estremamente saliente e finiscono per non essere più perduti. (…)

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Il social network ‘Top Secret’: Fbi e Cia lanciano A-Space

di Simona Petaccia (09/09/2008 - 22:06)

La Repubblica, testo di Mauro Munafò del 09/09/2008 - ALLA fine la moda dei social network ha contagiato anche Cia ed Fbi. La Central Intelligence Agency e il Bureau stanno per mostrare al mondo la loro ultima arma contro il terrorismo globale e, sorpresa, somiglia tanto a Facebook e MySpace. Il prossimo 22 settembre vedrà la luce A-Space, quello che a tutti gli effetti può essere definito il “social network delle spie”, ma non solo.

A-Space. Il progetto coinvolge Cia, Fbi e le altre 14 agenzie di intelligence Usa che fanno parte dell’Ic (United States Intelligence Community), tra cui sono presenti anche Dea ed Nsa. Scopo degli 007 americani è realizzare una piattaforma multimediale attraverso cui condividere tutte le informazioni delicate su terrorismo e pubblica sicurezza (…).

I responsabili del Dipartimento nazionale di intelligence (Dni) hanno così pensato di prendere spunto per la loro piattaforma da uno dei fenomeni più in voga sul web: i social network. (…)

L’estrema frammentazione delle agenzie americane ha fino ad oggi reso complicato il lavoro in team, visto che ogni sigla possiede i suoi archivi riservati, protetti da vari livelli di sicurezza: non proprio il massimo insomma per lavorare in velocità. Secondo le stime del Dni, A-Space sarà utilizzato ogni giorno da più di 10 mila agenti dell’intelligence (…).

Sicurezza e doppio gioco. Anche per le spie vengono però alla luce i problemi emersi in questi siti. Ovvero - ironia della sorte - sicurezza e privacy. (…) Gli amministratori del network hanno programmato il sistema in modo tale che possa essere usato solo da utenti con un adeguato livello di accesso a documenti riservati, e solo se queste fonti risultano rilevanti per il suo incarico. E ogni volta che qualcuno accede alla rete, viene avvisato anche tramite altri sistemi che il suo account potrebbe essere stato rubato, come già avviene per i possessori di carte di credito. (…)

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Social Network, è vero business per l’advertising? No, più per le PR

di Simona Petaccia (30/03/2008 - 22:33)

Pranista, 30/03/2008 - Un articolo dell’Economist di questa settimana mette in discussione la possibilità che i social networks divengano veri e propri business in sé grazie all’advertising. (…)

Il tentativo di generare introiti tramite i social network con una sorta di raccomandazione automatica sugli acquisti è stato abbandonato per le proteste degli utenti stessi. In pratica il servizio (…) ad ogni acquisto di Pinko Pallino segnalava tramite rss al network di amici dello stesso Pinko Pallino l’acquisto, incentivando quindi una sorta di passaparola-raccomandazione. (…)

Se da un lato si tratta di un segnale negativo per il business dell’advertising, dall’altro conferma che c’è spazio proprio per un lavoro di PR. Se è indubbio che i network rappresentano un’opportunità di comunicazione-passaparola, è solo un lavoro sugli influenti (i nodi del network) di ascolto, analisi e gestione della relazione a poter dare i migliori frutti. E non un meccanismo indistinto (er quanto targettizzato) di advertising.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

Tag: SocialNetwork,advertising,PR

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