Tremila fotoreporter contro l’editore tedesco che pretende la proprieta’ totale delle foto commissionate
LSDI, testo di Amedeo Vergani del 28/05/2009 - Sono più di tremila i fotoreporter scesi sul piede di guerra in Germania contro la decisione dell’editore Thomas Ganske proprietario della “Jahreszeiten Verlag” di Amburgo che da marzo ha deciso di dare incarichi di lavoro solo a chi sottoscrive un contratto per la cessione totale dello sfruttamento dei diritti economici di tutte le foto realizzate per conto delle testate che fanno capo a questa azienda.
In sostanza, come purtroppo da anni avviene sempre più spesso per chi collabora a riviste e giornali italiani, la “Jahreszeiten Verlag” mira ad acquisire la proprietà di tutte le foto prodotte per suo conto in modo da poterle poi riutilizzare gratis sulle proprie testate e pure rivenderle ad altri giornali e sul mercato internazionale delle foto di stock. (…)
L’azione contro l’iniziativa dell’importante editore di Amburgo è condotta principalmente dall’associazione sindacale “Freelens” che, grazie ai suoi 1.850 soci, aggrega la maggior parte dei fotogiornalisti tedeschi. In particolare Freelens accusa i dirigenti della “Jahreszeiten Verlag” di essere dei “seppellitori cimiteriali del fotogiornalismo” e denuncia che le condizioni proposte non solo sottraggono ai fotoreporter la possibilità di garantirsi la sopravvivenza con un ulteriore sfruttamento economico del proprio lavoro ma, soprattutto, li privano della sacrosanta libertà di decidere dove e come le loro foto possono essere pubblicate. (…)
Attualmente le condizioni d’ingaggio dei fotoreporter freelance da parte delle principali testate tedesche, comprese quelle di “Jahreszeiten Verlag”, prevede che i diritti di sfruttamento economico delle foto realizzate restano, dopo il loro primo utilizzo, di totale proprietà degli autori che hanno però l’obbligo a non immetterle sul mercato prima che siano trascorsi almeno sei mesi dalla loro produzione e, solo nei casi di particolari accordi, viene lasciata all’editore la possibilità di rivendere il pubblicato ad altri giornali riconoscendo però al fotogiornalista collaboratore circa la metà dei proventi economici ricavati da ogni vendita.
In Italia invece il problema denunciato ora dai colleghi tedeschi è da anni e anni una realtà dominata dalla più totale e caotica deregolazione. (…)
Gli sgarri e i “contratti capestro” italiani imperversano soprattutto nel settore dei quotidiani dove sono in netta maggioranza ormai gli editori che, pur pagando pochissimi spiccioli per le foto pubblicate, impongono ai fotoreporter di sottoscrivere patti di cessione in proprietà totale di tutte le foto fornite loro. (…)
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Arriva BuzzMetrics, lo strumento per misurare la ‘voce’ del Web
LSDI, testo di Andrea Fama del 07/03/2009 - Sbarca anche in Italia ”BuzzMetrics”, lo strumento di Nielsen Online lanciato negli USA oltre dieci anni fa e volto alla misurazione dei contenuti che circolano sul Web su un determinato argomento.
BuzzMetrics indicizza oltre 103 milioni di blog e 100 mila forum nel mondo, dai quali cattura in tempo reale i commenti degli utenti su un determinato prodotto, argomento o personaggio. Inutile dire che un simile strumento rappresenta una manna dal cielo per tutte quelle aziende che, anche in Italia, “stanno comprendendo quanto sia importante ascoltare la voce dei consumatori sul web” sostiene Luca Bordin, managing director di Nielsen Online.
“Sempre più persone – prosegue Bordin - frequentano community, blog, social network: nel mondo a dicembre 2008 erano quasi 250 milioni, e in Italia 16 milioni, ma ciò che colpisce è il tempo dedicato: nel nostro Paese una media di oltre 3 ore e mezza al mese a testa".
BuzzMetrics, dunque, è un ponte formidabile che consente alle aziende di avvicinarsi ai propri utenti-consumatori, fornendo alle stesse la possibilità di monitorare tendenze e pareri circa il lancio di un prodotto, valutare la propria reputazione on-line piuttosto che mettere a punto “strategie di marketing consapevoli”.
Ma BuzzMetrics non è uno strumento le cui applicazioni si limitano al campo commerciale. Di fatto, potrebbe essere estremamente prezioso anche per la politica che, sempre più digitalizzata, da 15 anni a questa parte, almeno in Italia, ha fatto del marketing un perfetto surrogato del linguaggio politico, un tempo fatto di programmi ed ideologie. (…)
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