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Grande interesse per l’evento Cisl a Roma

di Simona Petaccia (16/11/2009 - 15:38)

Fasipress, 16/11/2009 - Gran fermento, in buona parte della categoria, dopo l’annuncio dell’evento (al quale abbiamo dato il nostro sostegno) che la Cisl ha deciso di programmare per mercoledì 18 nell’auditorium romano di via Rieti 11.  Dopo l’introduzione di Anna Maria Furlan (Segretario confederale Cisl), è prevista una relazione di Enzo Cardi (Ordinario di diritto pubblico dell’economia all’Università Roma Tre) su “Il problema dell’editoria libera in una società globalizzata” con interventi di Claudio Scajola (Ministro dello Sviluppo Economico) e Giuseppe Fioroni (Partito Democratico). Quindi è prevista una tavola rotonda moderata da Walter Passerini (giornalista, Vicedirettore della Scuola di giornalismo dell’Università Statale di Milano) alla quale parteciperanno: Lucia Annunziata, Maurizio Belpietro, Enrico Cisnetto, Lorenzo Del Boca, Antonio Padellaro e Piero Vigorelli. (…)

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico info [at] fasipress.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

Per leggere il programma definitivo della manifestazione (in formato .pdf), clicca qui.

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Piemonte, la campagna per l’Ordine parte con il piede sbagliato

di Simona Petaccia (11/11/2009 - 17:21)

Fasipress, 11/11/2009 - Il pretesto è stata l’assegnazione di uno dei tanti concorsi giornalistico-letterari italiani. Nel caso specifico, ci riferiamo al “Premio Cesare Augusto Fracchia” indetto dal Comune di Mondovì. La sua assegnazione ad una collega pubblicista, moglie del vicepresidente dell’Ordine, ha scatenato un dibattito, rimasto però sino ad ora a senso unico.

Su questo aspetto intendiamo fare alcune riflessioni. Sulla vicenda sono state dette e scritte tante, troppe parole. (…)

Il rispetto è un diritto che va riconosciuto a chiunque, sia chi sia. Amico o avversario. Simpatico o antipatico. (…)

Non sta certo ai giornalisti emettere sentenze, anche solo morali. (…)

Correttezza impone che, se ci sono elementi, è doveroso procedere. Se questi non esistono si fanno solo chiacchiere da ballatoio e danni. Con una dietrologia che però genera nei lettori messaggi pesanti e supposizioni su presunta correttezza o scorrettezza di questo o quest’altro collega. (…)

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Diritto all’informazione, resta il problema delle cause civili temerarie

di Simona Petaccia (12/10/2009 - 09:27)

Fasipress, 12/10/2009 – La ripresa della programmazione di “Report” ha segnato la fine dei timori di una censura Rai. Rispondendo alle domande dei colleghi, durante la presentazione della nuova stagione di puntate, Milena Gabanelli ha rassicurato tutti. (…)

Il problema che resta (ma riguarda tutto il settore dell’informazione) è quello delle cause civili “temerarie”. Queste, oggi, anche se infondate, non comportano alcun rischio per il querelante. Ne deriva un possibile loro uso come strumento di pressione per far tacere un giornalista o una testata scomodi. Occorrerebbe invece che, se soccombente, il promotore della causa fosse costretto a pagare una percentuale del risarcimento preteso.

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Provincia di Cremona: contatti vietati tra giornalisti e personale

di Simona Petaccia (01/09/2009 - 15:20)

Fasipress, 01/09/2009 - Il 20 agosto il direttore generale della Provincia di Cremona, Franco Finato, ha diffuso una nota interna nella quale invitava i 17 dirigenti e il personale a non avere contatti diretti con i giornalisti. L’accesso agli uffici poteva avvenire solo dopo la sua autorizzazione. (…)

Ma era una tempesta in un bicchiere d’acqua. Nulla di più.

Nella pubblica amministrazione l’attività di informazione e comunicazione è disciplinata dalla legge 150. (…) La provincia di Cremona, poi, con la delibera n. 66 del 21 aprile 2004 ha istituito un “Regolamento per l’esercizio del diritto d’accesso alle informazioni, agli atti e documenti amministrativi”. (…)

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Lega Dilettanti Calcio, gli iscritti all’OdG possono entrare negli stadi anche senza tessera Ussi

di Simona Petaccia (06/08/2009 - 21:22)

Fasipress, 06/08/2009 - Il 16 luglio scorso avevamo segnalato che la LND, Lega Nazionale Dilettanti, aveva stipulato una convenzione (…) con l’Ussi, Unione Stampa Sportiva Italiana.  Nell’accordo – a nostro avviso – veniva istituito un rapporto privilegiato con un gruppo di specializzazione della Fnsi, di fatto con un sindacato, a discapito di chi è invece iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, quindi qualificato ai termini della legge n. 69 del 3 febbraio 1963. E avevamo chiesto l’intervento dello stesso affinché si ponesse rimedio alla discriminante.

Ora l’Odg ha diffuso questa nota: “I giornalisti professionisti e pubblicisti incaricati di redigere avvenimenti calcistici di competenza della Lega Nazionale Dilettanti continueranno ad avere il libero accesso negli stadi secondo le consuete modalità. Tale principio è stato ribadito, nel corso di una riunione svoltasi questa mattina (4 agosto. Ndr) nella sede dell’Ordine Nazionale a Roma (…).

A questo punto chiediamo a Carlo Tavecchio, presidente della L.N.D.,  che divulghi alle società e alle associazioni sportive dilettantistiche aderenti una Circolare correttiva ed esplicativa. Inoltre chiarisca (e modifichi) il paragrafo a) dell’Art. 1 (“Potranno accedere gratuitamente agli stadi in occasione delle gare ufficiali organizzate dalla Lega Nazionale Dilettanti: a) i giornalisti che siano in possesso della «Tessera-Stampa» rilasciata dal C.O.N.I. e dall’U.S.S.I.”).

E’ chiaro infatti che – come la stessa L.N.D. ha ricordato, “la tessera ha titolo di ingresso gratuito nell’ambito e nei limiti della normativa recata dall’art. 3, quinto comma, del D.P.R. n. 633/1972 (rilascio di titoli di accesso gratuiti da parte degli organizzatori dello spettacolo nel limite massimo del 5% dei posti di settore secondo la capienza del complesso sportivo ufficialmente riconosciuta dalle competenti autorità – Circolare n. 165/E, punto 4.6, del 7 settembre 2000 dell’Agenzia delle Entrate)”.

Altrettanto chiaro è che i giornalisti iscritti all’Ordine possono ottenere l’accredito-stampa. Ma come la mettiamo con  il limite del 5 per cento dei posti di settore che, leggendo la Convenzione, pare che vadano a privilegiare i possessori della tessera?

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Fotogiornalismo: le foto devono essere firmate

di Simona Petaccia (13/04/2009 - 12:00)

La Fasipress si fa promotrice di una “battaglia” a favore dei fotogiornalisti perché sostiene che «come viene riconosciuta la professionalità dei giornalisti quando firmano un articolo, va ugualmente riconosciuta quella dei fotografi. Essere pagati il giusto e firmare la propria foto sono diritti. Troppo spesso (per non dire quasi sempre…) i media pubblicano foto senza indicarne l’autore. Questo accade utilizzando immagini scattate da collaboratori, corrispondenti o, caso ancora più comune, prelevandole direttamente da internet. Questo comportamento va respinto, poiché offende la dignità del lavoratore dell’immagine, non gli garantisce alcuna sicurezza sociale né il riconoscimento culturale dell’impegno profuso».

Questo nuovo sindacato dei giornalisti precisa che «non si tratta di una richiesta campata in aria. L’articolo 8 della Legge n. 633/1941 precisa: “E’ reputato autore dell’opera, salvo prova contraria, chi è in esso indicato come tale nelle forme d’uso”. L’importanza della citazione diviene quindi tutt’altro che marginale, in quanto viene posta in discussione l’attribuzione della paternità dell’opera. Con l’aggiornamento della Legge, attraverso il Dpr 19/79 e Legge n. 248 del 28/8/2000, i principi del diritto sono stati ulteriormente ribaditi. Così, in base all’articolo 20 della Legge attuale, l’utilizzatore dell’immagine è tenuto ad indicare sempre l’autore in tutte le forme di utilizzo, indipendentemente dai diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera».

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Un contratto difficile da digerire

di Simona Petaccia (29/03/2009 - 16:10)

Fasipress, 29/03/2009 - L’ansia è durata 1490 giorni e ora, in tanti, c’è il comprensibile desiderio di lasciarsi alle spalle quel lungo periodo, le polemiche, le provocazioni, gli insulti, le prepotenze. E quant’altro. Si vuole dimenticare in fretta e inghiottire il boccone molto amaro.

Un passo indietro? Pazienza, ci saranno tempi migliori.

Non c’è stata informazione sulla trattativa? Pazienza, non è mancanza di rispetto per i lavoratori.

La categoria è stata svenduta? Pazienza, rispetto ai tanti licenziati e cassintegrati in ogni settore economico non potevamo pretendere di essere trattati meglio.

Il referendum sarà solo consultivo? E va beh, quello che conta è poter esprimersi, anche se poi non conterà sulla sostanza del contratto.

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La crisi della Casagit

di Simona Petaccia (27/11/2008 - 21:57)

Fasipress, 27/11/2008 - I soci Casagit non devono pagare per errori o leggerezze di altri. Non si giochi la carta del “caprio espiatorio” e, come fatto in passato, non si pensi di risolvere tutto dimissionando, magari con una generosa buona uscita, il direttore.

L’Assemblea dei Delegati voti un documento nel quale ribadisca la riprovazione per come è stata amministrata la Cassa. E chieda le dimissioni del Collegio dei Sindaci e di tutto il Consiglio di Amministrazione.

Hanno atteso più di tre anni per rendersi conto della reale gravità del trend negativo dei conti. Lo fanno oggi, quando c’è il rischio (senza interventi drastici e sacrifici dolorosi), di vedere sparire la Cassa nel giro di tre o quattro anni. Meglio tardi che mai, questo è certo. Però avremmo preferito poter decidere senza questa “spada di Damocle” e tanta fretta.

Diciamo subito che, come Fasipress, non ci interessa la polemica fine a se stessa ma solo una chiara azione sindacale che porti vantaggi a tutta la categoria.

La Cassa è un bene di cui andiamo giustamente orgogliosi e che intendiamo difendere. E non solo perché utile a tutta la categoria, anche per rispetto a quanti – e non sono pochi – le hanno dedicato tempo e fatiche.

Occorre ora riequilibrare la gestione senza però imporre sacrifici ai soci. Questo avrebbe il sapore di una punizione ingiusta. Quindi inaccettabile. Se colpa c’è stata, non può essere attribuita a chi ha continuato ad affidare i propri soldi alla Cassa, fiducioso di metterli in mano ad abili colleghi-amministratori. Le soluzioni vanno trovate in un attento esame strutturale della Cassa, senza togliere nulla di quanto concesso nel tempo. Tutto deve essere mantenuto. Non si possono, oggi, fare passi indietro. Sarebbe un’esplicita ammissione di una gestione che non ha saputo prevedere, programmare, valutare. E quant’altro. Sarebbe stato però meglio dare subito un segnale alla categoria con la riduzione di tutti i costi e le spese, dagli appannaggi degli organi collegiali al denaro che - da sempre - va al sindacato. Così non è stato. Ma andava fatto.

Veniamo all’Assemblea dei Delegati. Voti un documento di riprovazione dell’operato sia del Consiglio di Amministrazione che del Collegio dei Sindaci. Ribadisca i diritti dei soci. Tenga conto che, in questo delicato periodo di negoziazione del contratto di lavoro, ogni segnale di debolezza può incidere la valutazione che gli altri danno della nostra serietà.

Non è tutto. E’ giusto che il Collegio dei Sindaci e il Consiglio di Amministrazione traggano onestamente le conseguenze di quanto è accaduto. In altre parole: concordino il piano di interventi e si dimettano.

La legge dello Stato (oltreché l’art. 19 dello statuto della Cassa) attribuisce ai Sindaci particolari compiti e doveri. Allo stato attuale delle informazioni qualcosa non ha funzionato.

Un’ultima raccomandazione. L’Assemblea rifiuti ogni ipotesi di “capro espiatorio”. E’ già stato fatto in passato con il dimissionamento del Direttore. Ricordiamo che agisce dando semplicemente attuazione alle delibere del Consiglio di Amministrazione. Circolano già voci in tal senso. Si parla di uno stipendio annuo di circa 300 mila euro. Così come si va parlando di una ingente – circa 400 mila euro - buona uscita. Non si può sempre dare la colpa ad altri. Le notizie corrispondono a verità? Sarebbe bene che ci fossero maggiore trasparenza e più informazione.

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