Operativo il sito web del Gruppo Giornalisti Uffici Stampa
È del tutto operativo il sito web del Gruppo Giornalisti Uffici Stampa (Gus - http://www.gus-giornalistiufficistampa.it): strumento studiato per affermare che il giornalista ha un ruolo sociale da assolvere nella società contemporanea.
Questo è stato il suo obiettivo, così come espresso nell’editoriale del suo Presidente nazionale Gino Falleri: «Siamo stati assenti per qualche tempo, ora siamo di nuovo sulla piazza e di conseguenza ben visibili per informare e dialogare. Soprattutto in questo momento in cui il mondo dell’informazione non attraversa un periodo felice per una molteplicità di ragioni dirette ed indirette. Una di queste è costituita dal diritto di cronaca. È traballante. Il raccontare i fatti quotidiani, le storie, gli interessi e gli intrecci non sempre viene accolto con manifestazioni di giubilo. La verità alle volte infastidisce. Basta leggere le relazioni delle Associazioni che hanno il compito di monitorare la libertà di stampa per averne cognizione. Non è in difficoltà il solo diritto di informare, e il corrispondente diritto di essere informati, ma l’intero sistema. È in atto una crisi senza precedenti e quello che si conosce allo stato attuale è soltanto la punta dell’iceberg. (…) Il nostro mondo dei media è in profonda crisi (…) e non è più in grado di offrire occupazione e decorosi compensi ai centomila e passa giornalisti iscritti all’albo. Un numero in continua lievitazione che si contende spazi occupazionali sempre più ristretti. Una situazione che nessuno vuole prendere nella dovuta considerazione e, forse, non ha nemmeno gettato uno sguardo al “Libro Bianco sul Lavoro Nero” edito dalla Federazione nazionale stampa (…)».
Lo scopo di queste pagine web è, quindi, quello di raccordarsi con i colleghi per conoscere problemi e situazioni, al fine di intervenire con la forza del sindacato dove è possibile. È, inoltre, un mezzo di informazione, di confronto e di approfondimento ed è aperto alla collaborazione gratuita di chi è iscritto all’albo.
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Siti web politici italiani: prevale l’autoreferenzialita’
Spot and Web, Anno 5 - numero 192, pag. 7, 11/11/2009 - “L’edizione 2009 del Monitoraggio dei siti politici dei partiti italiani presenti nei due rami del Parlamento rivela la scarsa partecipazione degli iscritti in rete ed anche un uso sottodimensionato, rispetto agli altri paesi europei e agli Usa dei social network. Pochi i gruppi di ascolto e di dialogo, ancora tanta propaganda anche su Facebook e Youtube”. Lo ha affermato il professor Francesco Pira coordinatore del gruppo di ricerca del Corso di Laurea in Relazioni Pubbliche della Facoltà di Lingue dell’Università di Udine che ha prodotto il consueto rapporto annuale sui portali politici italiani.
Ore di navigazione per fare il punto su come i partiti presenti in Parlamento comunicano attraverso la rete. “I due principali partiti italiani, il Popolo della Libertà ed il Partito Democratico, – ha spiegato Pira – hanno leggermente modificato alcuni contenuti ed anche l’organizzazione stessa dei portali. Il PdL migliora la parte grafica, mentre aver suddiviso i contenuti in quattro mini siti, tre dei parlamentari ed uno del Governo Berlusconi, generano un rischio di dispersione e di duplicazione dei contenuti. Il Pd invece pur avendo una piattaforma tecnologica ben sviluppata sembra aver fatto un passo indietro nella capacità di stimolare la partecipazione degli utenti”.
Rimangono quasi invariati Lega Nord e Unione di Centro, mentre l’Italia dei Valori è forse quello che meglio degli altri è riuscito a combinare chiavi comunicative efficaci con coinvolgimento dell’utente. Il partito di Bossi e quello di Casini, hanno i limiti più evidenti sull’usabilità e sull’interazione.
“Anche l’utilizzo di collegamenti con Facebook e Youtube – conclude il Professor Pira, sociologo della
Secondo Pira, infine, (…) “i partiti politici italiani stanno perdendo la grossa occasione di aprire e poi consolidare un fitto dialogo con i propri iscritti attraverso la rete. A questo si aggiunge anche la difficoltà di una crescita culturale del sistema paese e quindi del rapporto corretto tra partiti, candidati ed elettori/cittadini per la mancanza di una rete efficiente e non a macchia di leopardo”. (…)
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