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Archivio Settembre 2009

MAFIA: minacce a cronista che ha denunciato il caso Akragas

di Simona Petaccia (29/09/2009 - 22:52)

AGI, 29/09/2009 - Alcuni facinorosi, al termine della conferenza stampa tenuta dal presidente dell’Akragas Gioacchino Sferrazza, convocata dopo la bufera che ha fatto seguito alla dedica della vittoria di domenica al presunto boss mafioso di Palma di Montechiaro, Nicola Ribisi, hanno minacciato il cronista Gerlando Cardinale che domenica scorsa aveva dato conto per primo delle incredibili dichiarazioni di Sferrazza.

La sezione provinciale dell’Assostampa ha espresso solidarietà e vicinanza a Cardinale: “Le dichiarazioni dell’ex presidente Gioacchino Sferrazza, riprese e rilanciate domenica scorsa soltanto dal cronista del Giornale di Sicilia, Gerlando Cardinale - si legge in una nota - e’ un fatto sconcertante, grave, che pone problemi per la categoria dei giornalisti agrigentini. Di fronte ad una dichiarazione clamorosa e inquietante, non si puo’ girare la testa altrove, o fare finta di niente perche’ l’unico risultato è stato quello di avere sovraesposto un collega serio e professionale, che fa correttamente il suo mestiere di cronista. L’Assostampa si dichiara preoccupata per il clima che si e’ venuto a creare e per questo chiede alla Forze dell’Ordine continuare a vigilare sulla situazione”.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

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RUSSIA: giornalista anti Urss, minacciato ad alto livello

di Simona Petaccia (29/09/2009 - 22:13)

ANSA, 29/09/2009 Un giornalista russo, Aleksandr Podrabinek, che collabora anche come corrispondente da Mosca del servizio russo di Radio France Internationale, ha denunciato sul proprio blog di essere stato «minacciato ad alto livello» dopo la pubblicazione di un articolo contro le pressioni delle autorità cittadine perchè un ristorante cambiasse il suo nome da «Antisovietico» a «Sovietico», in seguito alle proteste dei veterani della seconda guerra mondiale.

«Fonti di fiducia mi hanno informato che è stata presa una decisione ad alto livello di farmela pagare in qualsiasi modo», scrive nel suo blog sul Livejournal.com, spiegando di aver deciso di limitare da alcuni giorni ogni contatto.

Podrabinek dice di ignorare chi sarà l’esecutore ma di non aver dubbi che saranno i Nashi, il movimento giovanile filoputiniano.

«Il loro attacco contro di me e i miei familiari non è che un trucco della propaganda, un’imitazione dell’indignazione del popolo», aggiunge, definendola una copertura per la punizione già decisa.

«Dietro c’è gente seria con intenzioni serie», sostiene, convinto che solo la protesta pubblica può fermare un potere «criminale».

L’articolo che ha sollevato la reazione dei Nashi è stato pubblicato il 21 settembre sul sito d’informazione e analisi ej.ru. Secondo la direttrice, Olga Pashkova, Podrabinek si è nascosto per una serie di minacce ricevute dopo che il suo numero di telefono e il suo indirizzo erano stati pubblicati su siti internet legati ai Nashi. Quest’ultimi hanno annunciato picchetti davanti all’abitazione del giornalista pretendendo le sue scuse o, in caso contrario, il suo «esilio».

Podrabinek, 56 anni, ha conosciuto l’esperienza del Gulag per aver pubblicato clandestinamente articoli critici contro l’Urss. Attualmente scrive anche per il giornale di opposizione Novaia Gazeta, il giornale dove lavorava Anna Politkovskaia, e dirige un sito d’informazione, prima-news.

 

 

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Washington Post: attenti al social network

di Simona Petaccia (29/09/2009 - 21:56)

Punto Informatico, testo di Mauro Vecchio del 29/09/2009 - “Recenti circostanze hanno portato alla mia attenzione alcune voci pubblicate online che sono incompatibili con i nostri standard”. Così ha parlato di recente Marcus Brauchli, editor del Washington Post, che ha poi aggiunto: “di conseguenza, abbiamo deciso di accelerare il completamento di queste linee guida”. Linee guida descritte come un insieme di standard e principi volti a regolare l’attività di redazione, in particolare quelle attività legate all’uso dei social media da parte dei giornalisti del Post. (…)

“I social network - ha esordito il Post - sono mezzi di comunicazione e parte integrante delle nostre vite quotidiane. Possono essere strumenti di valore nel raccogliere e disseminare notizie e informazioni”. (…)

“I social media creano anche delle serie minacce che dobbiamo riconoscere. Che li si usi per fare cronaca o per raccontare la propria vita privata, bisogna ricordare che i giornalisti del Washington Post sono sempre giornalisti del Washington Post”. E quindi a tutti i giornalisti del Post saranno utili questi principi, innanzitutto a salvaguardia dell’integrità professionale e della fondamentale distinzione tra fatti ed opinioni. Fin qui tutto sembra legato al ruolo ricoperto, ma cosa succede quando il giornalista torna a casa e diventa semplicemente un privato cittadino?

Il Post ha caldamente consigliato a tutti i suoi dipendenti di tenere bene a mente le opzioni social a tutela della propria privacy, suggerendo che, se non si vuole far trovare qualcosa online, bisognerebbe semplicemente non mettercela. “I nostri giornalisti - continuano le linee guida - devono evitare di pubblicare tutto quello che potrebbe far trasparire preferenze su temi religiosi, razziali e sessuali; favoritismi che potrebbero macchiare la credibilità professionale”. (…)

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico pi [at] deandreis.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

 

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