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Archivio Agosto 2009

Relazioni Pubbliche o “Conoscenze private”?

di Simona Petaccia (31/08/2009 - 23:13)

Comunitàzione, testo di Michele Rinaldi del 31/08/2009 – (…) Relazioni pubbliche o conoscenze private? E’ diverso tempo che mi pongo questa domanda poiché troppe volte, entrando nelle aziende, mi sono reso conto di come l’approccio strategico ai diversi tools della comunicazione non venga talvolta contemplato nelle attività di RP.

Ho visto tanti uffici stampa agire senza metodo, strategie ed obiettivi misurabili.

In questo “ambiente” organizzativo ecco che trovano spazio diverse “forme di vita”, agenzie o singoli professionisti, che abbagliano il cliente proponendo come punti cardine della loro competenza una serie di “conoscenze private” o presunte tali in ambito giornalistico, istituzionale ecc..

E l’integrazione nella brand strategy? La misurabilità? Le riviste tecniche e specializzate? Le conoscenze sono un patrimonio prezioso, sudato e talvolta indispensabile, tuttavia non possono e non devono essere l’unico o il principale strumento di lavoro.

Se è vero che un’azienda deve governare le relazioni con i suoi pubblici di riferimento, come si può governare senza un progetto? Io credo sia doveroso garantire alle aziende un SERVIZIO concreto fatto di incontri periodici, analisi quali-quantitative, azioni specifiche, ragionate e programmate nel tempo.

Se dimentichiamo questi aspetti si corre il rischio di ridurre l’immagine di un’agenzia di RP alla metafora del piccione viaggiatore: “… se hai una notizia dammela che te la passo…”. (…)

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Cercasi Responsabile Marketing & Comunicazione

di Simona Petaccia (31/08/2009 - 22:06)

Trovolavoro, 31/08/2009 - Per importante Gruppo metalmeccanico, leader nel suo settore, EITOS S.r.l. ricerca Responsabile Marketing & Comunicazione.

Inquadramento: Quadro CCNL.

Sede di lavoro: Veneto.

Per leggere l’annuncio completo, clicca qui.

Per inviare il proprio curriculum vitae, bisogna corrispondere perfettamente al profilo ricercato e scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico info [at] eitos.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto e rilasciando specifica autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03.

 

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L’attacco di Berlusconi alla libertà d’informazione: le dure critiche della stampa estera

di Simona Petaccia (29/08/2009 - 21:52)

FNSI da Repubblica.it, 29/08/2009 - Dalla prima pagina del Financial Times alle colonne dei maggiori quotidiani britannici, francesi, spagnoli, dall’Europa alle Americhe, la decisione di Silvio Berlusconi di denunciare “la Repubblica” e almeno due quotidiani stranieri per diffamazione, insieme allo scontro “senza precedenti” tra il premier italiano e il Vaticano, dominano i servizi della stampa internazionale di oggi.

Tutti i giornali paragonano l’iniziativa legale del premier a una “dichiarazione di guerra” per intimidire i media indipendenti e sottolineano la gravità dell’annullamento dell’incontro previsto all’Aquila tra il capo del governo e il segretario di stato Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. (…)

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Pubblicità: articoli difficili “fanno bene” alle inserzioni vicine (se il messaggio è semplice)

di Simona Petaccia (28/08/2009 - 22:16)

LSDI, 28/08/2009 - L’articolo situato accanto a una inserzione pubblicitaria influisce sulla percezione del prodotto che in essa viene promosso. E’ la conclusione a cui sono giunti, dopo una serie di esperimenti, alcuni ricercatori delle Università di Hong Kong e di Urbana-Champaign (Illinois, Usa). (…)

Diversi fattori possono influenzare quella percezione e (…) più l’articolo è complesso e difficile da leggere e più la valutazione dell’inserzione, e quindi del prodotto stesso, sarà favorevole, se però la promozione è basata su un messaggio semplice.

La situazione si inverte invece (…) se il nome del marchio viene menzionato all’interno dell’articolo. Il sentimento negativo dovuto alla difficoltà di lettura si trasferisce direttamente sulla pubblicità. E più questa difficoltà aumenta, più il lettore è aggressivo nei confronti del prodotto promosso. (…)

Gli addetti al marketing devono stare attenti a fare in modo che le inserzioni non compaiano nelle stesse pagine che contengono articoli troppo lunghi e menzionano il marchio. (…)

Le conclusioni, scaturite con l’uso di un supporto tradizionale, sarebbero perfettamente trasferibili sul Web (…). Soprattutto per le nuove generazioni, abituata allo zapping, meno “fedele” e più volatile delle precedenti. (…)

Altri fattori influenzano la scelta del supporto per le inserzioni pubblicitarie, secondo i ricercatori. “Oggi non va mettere lo stesso tipo di  pubblicità sulle reti sociali, sui cellulari o sui widget’’, (…). Le offerte aggressive vengono respinte dalle reti sociali. “Perché lì ci si trova in zone di intimità delle persone”.  Il contenuto pubblicitario sulle reti sociali dovrebbe essere invece di preferenza un po’ più sottile, con dell’humour.

Per quel che riguarda gli utilizzatori dei cellulari, essi cominciano ad abituarsi a ricevere avvisi pubblicitari. E quindi si possono inserire degli annunci più classici, più sobri (…).

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico redazione [at] lsdi.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

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Roberto Natale, Presidente della FNSI: ‘Ci vogliono impedire di fare le domande’

di Simona Petaccia (28/08/2009 - 22:00)

Articolo 21, di Alberto Baldazzi (ItaliaRadioWeb) - “Si sta chiudendo il cerchio della criminalizzazione esplicita di chi fa domande. Berlusconi vuole un’informazione senza domande; Siamo di fronte ad una violazione della dell’Articolo 21 della Costituzione”.

“La questione – prosegue il Presidente della FNSI - non riguarda solo Repubblica. Nelle ultime settimane le critiche al TG 3, il rifiuto RAI /MEDIASET di trasmettere lo spot di Videocracy,  gli attacchi ad Avvenire,  a Famiglia Cristiana, ma anche al Sole ed al Corriere, stanno a significare che  per Berlusconi l’informazione e di per se stessa un problema. 15 anni fa Berlusconi è entrato  in politica non facendosi intervistare, ma diffondendo una videocassetta. La risposta  non deve mobilitare solo il mondo dei giornalisti. (…)

ASCOLTA L'INTERVISTA A ROBERTO NATALE, PRESIDENTE FNSI

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Il giornalismo partecipativo ci obbliga a reinventare il mestiere

di Simona Petaccia (27/08/2009 - 22:32)

Café Babel, scheda a cura di Julian Hale (Bruxelles). Tradotta da Sara Menegatti Cerlini - Benoît Rapahël, 36 anni, è giornalista e responsabile della strategia internet del quotidiano regionale francese Le Dauphiné Libéré. In febbraio il suo giornale lancia Quelcandidat.com, un sito partecipativo che permette agli internauti di impegnarsi maggiormente nella campagna presidenziale francese. Sei settimane dopo la sua creazione il sito annovera tra le 40 e le 50.000 connessioni al giorno. Raphaël, che anima anche un blog professionale dedicato al fenomeno del giornalismo cittadino, ritiene che sia compito dei media valorizzare tale nuova ricchezza, prodotta dagli internauti.

Quali sono, secondo Lei, i fattori che hanno favorito la nascita del giornalismo partecipativo?

La stampa vive oggi la stessa crisi attraversata dal mondo della politica e della giustizia. I giornalisti sono troppo vicini al potere. Inoltre alcuni membri della professione si sono chiusi in una torre d’avorio, rifiutando di riconoscere i propri errori e di scommettere sull’intelligenza della gente. Oggi tutti scommettono sulla partecipazione: i politici con la democrazia partecipativa (…), i media con il giornalismo cittadino… Ma attenzione: gli internauti non vogliono sostituirsi ai giornalisti! Vogliono solo partecipare al dibattito, esprimersi e apportare le proprie informazioni. Il giornalismo partecipativo ci obbliga finalmente a reinventare il nostro mestiere.

Quali sono le principali difficoltà incontrate dai siti partecipativi?

La partecipazione. Deve essere naturale, spontanea. Inoltre è importante aiutare, accompagnare l’internauta nel suo lavoro, incoraggiarlo a esprimersi. È un compito che la stampa locale ha coltivato a lungo con i propri corrispondenti regionali. (…) Bisogna che il media sia partecipativo ad ogni livello.

Lei dice che non bisogna opporre giornalismo cittadino a giornalismo tradizionale. Per il momento gli articoli rilevati nella blogosfera o sui siti partecipativi sono fatti più di opinione che di informazione…

La prima foto dello tsunami del 2004 in Tailandia è stata fatta da un cittadino e trasmessa su un blog un quarto d’ora prima che l’informazione arrivasse alle redazioni del mondo intero. Dal momento in cui avviene un fatto si ritrova immediatamente sul web (…). Ma i siti di giornalismo cittadino esistenti non riflettono questo vivaio di informazioni: manca loro una certa spontaneità. Gli internauti non portano scoop o informazioni esclusive – che restano appannaggio del giornalismo tradizionale – ma un punto di vista differente o alcune testimonianze. Tutto il lavoro dei media consiste nel seguire i contenuti di queste piattaforme, verificarli, sceglierli, gerarchizzarli. I giornalisti non dovrebbero avere paura di veder sparire il loro mestiere, ma dovrebbero piuttosto approfittarne, e valorizzare questa ricchezza, prodotta dagli internauti. (…)

Pensa che bisogna remunerare gli internauti per i loro contributi?

(…) Dare soldi creerebbe delle caste tra i giornalisti cittadini, finirebbe col burocratizzare il sistema. In definitiva ci farebbe mancare l’appuntamento con una vera rivoluzione. (…)

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico farano [at] cafebabel.com indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

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Come funziona davvero l’esclusione delle notizie da Google News?

di Simona Petaccia (27/08/2009 - 22:11)

Google Italia Blog, testo di Josh Cohen (Business Product Manager Google News) del 27/08/2009 - Traduciamo e ripubblichiamo qui un post che è appena stato pubblicato sul nostro European Public Policy Blog, nel quale si chiarisce come funziona il meccanismo di esclusione di una notizia da Google News. Un argomento che oggi ha riscosso una grande attenzione e su cui pensiamo sia importante fare chiarezza.

Ecco, in italiano, il testo del post di Josh Cohen:

“E’ possibile che abbiate letto oggi sulla stampa italiana che l’Antitrust ci ha notificato un’indagine in relazione a Google News come conseguenza di una segnalazione della FIEG (Federazione Italiana Editori di Giornali). In questo momento stiamo rivedendo la notifica in dettaglio, ma nel frattempo abbiamo pensato che fosse utile fare chiarezza sul meccanismo con cui gli editori possono controllare i loro contenuti sul web.

Primo, l’obiettivo di Google News è sempre stato quello di mettere a disposizione prospettive diverse su una notizia e di portare i lettori di tutto il mondo sui siti degli editori. Noi non visualizziamo le notizie nella loro completezza, piuttosto il nostro approccio è simile a quello che adottiamo per la ricerca su web: mostriamo semplicemente il titolo della notizia, una o due righe di testo e poi il link al sito dell’editore. Insomma, giusto le informazioni utili perché il lettore sia invogliato a leggere l’intero articolo.

Una volta che l’utente fa click sul link e viene reindirizzato all’articolo, sta all’editore decidere come trarre profitto dal contenuto. Il giornale può scegliere se far pagare il lettore per accedere all’intero articolo oppure può ospitare pubblicità sul proprio sito.

Chi fornisce notizie, analogamente a qualsiasi altro editore online, ha il pieno controllo sul fatto di rendere visibili i propri contenuti attraverso i servizi di Google.

Quindi, se un editore non vuole essere trovato su Google.com o su Google.it o su un altro motore di ricerca, può evitare l’indicizzazione automatica utilizzando uno standard universalmente accettato, chiamato robot.txt.

Gli editori hanno anche una serie di altre modalità per controllare come i loro contenuti appaiono (o non appaiono). Una di queste opzioni è per esempio quella di continuare a comparire nei risultati di ricerca di Google senza comparire su Google News.

In questo caso, tutto quello che deve fare è contattarci e richiedere la rimozione dal servizio.

In effetti, abbiamo incontrato diversi editori italiani e rappresentanti della FIEG proprio quest’estate per spiegare loro queste opzioni.

Noi rispettiamo i desideri dei proprietari del contenuto, ed è per questo che abbiamo fatto in modo che non far parte dei nostri servizi sia semplice. Tuttavia, quando si tratta di Google News, riceviamo di gran lunga più richieste di essere inclusi nel servizio di quante ne riceviamo per la rimozione.

Questo è perché gli editori capiscono che il traffico generato da Google News, e da servizi ad esso analoghi, è un traffico di valore: Google News porta oltre 1 miliardo di click al mese agli editori di notizie, molti dei quali traggono profitti da questo traffico grazie alla pubblicità presente sui loro siti.”

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Antitrust avvia istruttoria nei confronti di Google Italy per possibile abuso di posizione dominante

di Simona Petaccia (27/08/2009 - 22:07)

Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, comunicato stampa del 27/08/2009 - L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 26 agosto 2009, ha deciso di avviare un’istruttoria nei confronti di Google Italy per verificare se i comportamenti della società, in considerazione della sua indiscussa predominanza nella fornitura di servizi di ricerca on line, siano idonei ad incidere indebitamente sulla concorrenza nel mercato della raccolta pubblicitaria on line e a consolidare la sua posizione nella intermediazione di spazi pubblicitari.

Il procedimento, notificato oggi alla società nel corso di un’ispezione condotta in collaborazione con le Unità Speciali della Guardia di Finanza, è stato avviato alla luce di una segnalazione della Fieg, Federazione Italiana Editori Giornali, relativa al servizio Google News Italia, con il quale Google aggrega, indicizza e visualizza parzialmente notizie pubblicate da molti editori italiani attivi online.

Secondo gli editori Google News Italia, utilizzando parzialmente il prodotto dei singoli editori on line, avrebbe un impatto negativo sulla capacità degli editori online di attrarre utenti ed investimenti pubblicitari sulle proprie home page.

Gli editori italiani, che non ottengono alcuna forma di remunerazione diretta per l’utilizzo dei propri contenuti su Google News, non avrebbero inoltre la possibilità di scegliere se includere o meno le notizie pubblicate sui propri siti internet sul portale stesso: Google renderebbe infatti possibile ad un editore di non apparire su Google News, ma ciò comporterebbe l’esclusione dei contenuti dell’editore dal motore di ricerca della stessa Google.

Si tratta di una condizione estremamente penalizzante: la presenza sul motore di ricerca di Google è determinante per la capacità di un sito internet di attrarre visitatori e dunque ottenere ricavi dalla raccolta pubblicitaria, vista l’elevatissima diffusione di tale motore tra gli utenti.

L’istruttoria dell’Antitrust dovrà dunque verificare se i comportamenti di Google, resi possibili dalla sua indiscussa predominanza nella fornitura di servizi di ricerca online, siano idonei ad incidere indebitamente sulla concorrenza nel mercato della raccolta pubblicitaria online, con l’ulteriore effetto di consolidare la sua posizione nell’intermediazione pubblicitaria online.

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Prepensionamenti, 290 a carico dello stato nel 2009

di Simona Petaccia (26/08/2009 - 23:41)

Fasipress, 26/08/2009 - Per gli altri pagheranno gli editori. E ogni giornalista, con lo 0,10% della propria retribuzione mensile. Con il decreto 24 luglio 2009, pubblicato sulla G.U. n. 195 del 24 agosto 2009, i ministri Sacconi e Tremonti hanno dato seguito all’impegno di spesa dello Stato di 20 milioni di euro a favore del prepensionamento dei giornalisti. 

Secondo un calcolo sarebbero 516 i colleghi che si troverebbero, avendo 58 anni di età e almeno 18 anni di contributi (ai quali vanno aggiunti altri 5 a carico dell’Inpgi), ad avere i requisiti previsti dall’art. 37 della legge 416/1981. Il decreto pubblicato consente di stabilire che, quest’anno, potranno essere prepensionati, con oneri a carico dello Stato, 290 giornalisti. La cifra – è bene segnalarlo – non viene dai Ministeri bensì dalla Nota dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei giornalisti italiani (INPGI) n. 154 del 24 marzo 2009.

Per la copertura dei costi dei 290 prepensionamenti del 2009 non ci sono dunque problemi. Si pongono invece per i colleghi in più. In questi casi verrà introdotto “su proposta delle organizzazioni sindacali datoriali, a carico dei datori di lavoro del settore uno specifico contributo aggiuntivo da versare all’Istituto Nazionale di Previdenza dei giornalisti italiani (INPGI) per il finanziamento dell’onere eccedentario».

Secondo il Decreto sarebbero gli editori a pagare. Ma occorre ricordare il Fondo contrattuale previsto dal punto 2 dell’accordo Fieg-Fnsi-Inpgi del marzo scorso. In questo caso si fa riferimento al contributo previsto dello 0,60 per cento (0,50 per cento a carico dell’azienda e 0,10 per cento a carico della retribuzione mensile di ogni giornalista dipendente). (…)

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico info [at] fasipress.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

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I militari Usa cacciano i cronisti che scrivono articoli troppo critici

di Simona Petaccia (26/08/2009 - 22:19)

la Repubblica, 26/08/2009 - Si dice di un giornalista “embendded” quel cronista che viene “incapsulato” all’interno di un contesto - quasi sempre militare - affinché racconti le gesta dell’organismo che lo ospita. Ora c’è la International Federation of Journalist (Ifj) che denuncia le forze armate Usa di sottoporre ad un esame severissimo chiunque chieda di essere al seguito delle truppe impegnate in Afghanistan. E se la prova non è soddisfacente, c’è l’espulsione.

Secondo l’Ifj, il Pentagono ha addirittura ingaggiato una società di pubbliche relazioni, “The Rendon Group”, con l’incarico di esaminare i reporter che chiedono la protezione dei militari statunitensi e verificare se i loro servizi dipingano o meno i militari Usa in modo positivo.

La denuncia parte da una testata di notizie militari, “Stars and Stripes” (…).

 “Questa schedatura dei giornalisti - accusa Aidan White, segretario generale della Federazione internazionale dei giornalisti - compromette ulteriormente l’indipendenza dei media”. Secondo White, questa procedura “spazza via qualsiasi pretesa che l’esercito sia interessato ad aiutare i giornalisti a lavorare in modo più libero. Lascia pensare piuttosto che sia più interessato alla propaganda che a un giornalismo onesto”.

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico  g.smorto [at] repubblica.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

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