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Archivio Giugno 2009

Al concorso per fotogiornalisti nessun giornalista tra i premiati

di Simona Petaccia (18/06/2009 - 23:42)

Il Portale dei Comunicatori, testo di Amedeo Vergani (Presidente del Gruppo di specializzazione dei giornalisti dell’informazione visiva – GSGIV - dell’Associazione lombarda dei giornalisti) 18/06/2009 - Colleghi fotoreporter, se siete iscritti all’Ordine dei giornalisti, prendete la tessera e buttatala pure alle ortiche. Risparmierete cento euro l’anno di iscrizione e la rottura di scatole delle revisioni periodiche dell’Albo, avrete vita meno complicata con previdenza e fisco e in più, soprattutto, se per caso vi capterà di sgarrare rispetto alla deontologia professionale, chi se ne frega, non avrete guai perché nessuno potrà più venire a mettere becco nel vostro operato, anche nel caso delle peggiori tra le violazioni, visto che non farete più parte del “popolo” sul quale l’organismo di autogoverno dei giornalisti italiani ha il potere, nell’interesse dei cittadini, di prendere provvedimenti disciplinari e, quando serve, mettere in riga con le dovute sanzioni. Il tutto continuando senza alcun problema a lavorare come ora per giornali, agenzie e telegiornali perché, tanto, nelle redazioni chi cavolo si è mai sognato di fare dei distinguo tra chi è in regola con le leggi del giornalismo e chi invece produce informazione visiva libero da qualsiasi dovere imposto a chi esercita la professione di giornalista?

Questo, più o meno, è il messaggio che ogni giorno arriva alla categoria dalla realtà del nostro mondo del lavoro “assediato perenne” da una deregolazione così profonda e devastante che, oggi più che mai, lo ha ridotto, profilo economico in prima linea, a una professione che in molti temono sia ormai irrimediabilmente senza futuro.

L’ennesima riconferma di questo innegabile stato di fatto è arrivata ora dal Grin (Gruppo nazionale redattori iconografici), un’aggregazione totalmente indipendente dagli organismi ufficiali di categoria e dalle loro regole, che dal 2002 riunisce buona parte dei photoeditor e dei redattori iconografici delle riviste illustrate italiane: personaggi decisamente strategici nel mercato reale del lavoro dei fotogiornalisti perché, al di là di tutte le altre competenze che profilano i loro ruoli, sono prevalentemente loro che nelle redazioni decidono a chi commissionare i servizi da produrre, quali fotoreportage meritano di essere mostrati ai direttori o, più semplicemente, a chi chiedere, da chi comperare e spesso pure quanto pagare le foto d’attualità o di stock per i servizi da pubblicare.

Non c’è infatti nessun iscritto all’Ordine dei giornalisti nella rosa dei quattordici fotoreporter finalisti dell’edizione 2009 del premio “riservato - dice il bando - a fotogiornalisti italiani”, con il quale da sei anni l’associazione dei photoeditor assegna un contributo in denaro (5 mila euro) a quello che viene ritenuto il miglior progetto fotografico del momento. (…)

L’assenza, nel “premio Grin”, di qualsiasi distinzione tra chi è e chi non è iscritto all’Ordine, è un fatto che non stupisce per nulla perché riflette in pieno quanto avviene ogni giorno nelle redazioni dove non ha nessunissima importanza se chi produce o fornisce informazione visiva sia sottoposto, o meno, alla disciplina dell’Ordine professionale. Per essere chiarissimi, non frega proprio nulla a nessuno se gli autori di foto e filmati abbiano, o non abbiano, in tasca il famoso tesserino professionale: “todos caballeros”.

Il tutto alla faccia soprattutto dei sempre più numerosi colleghi che, facendosi un “mazzo così” per essere pienamente nelle regole, hanno pure affrontato l’esame di stato per diventare giornalisti professionisti. (…)

Una “consuetudine” perciò assolutamente generale sulla quale, ovviamente, ci sarebbe davvero molto da riflettere, analizzare, dire e ridire sotto i più variegati profili, partendo da quelli sul versante del diritto dei cittadini a un’informazione visiva disciplinata dalla deontologia professionale, sino a quelli più sindacali, compreso il rischio che una costante ammissione di fatto che il lavoro di chi produce in prima persona l’informazione visiva può essere svolto fuori dalle regole dell’Ordine, prima o poi si trasformi nella negazione della natura giornalistica del ruolo di chiunque si occupa più in generale di immagini giornalitiche - photoeditor compresi - e di ogni conseguente possibilità di applicazione del Contratto nazionale di lavoro giornalistico agli addetti dell’intero settore. (…)

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico redazione [at] abacomunicazione.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

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