Ciao sono Simona Petaccia
Vedi il mio profilo


Gennaio 2009

DLMM GVS
1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

I miei links preferiti

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Gennaio 2009

Media e condizionamenti: come la tv cambia le nostre idee

di Simona Petaccia (28/01/2009 - 23:16)

Comunicatori pubblici, testo di Marino Cavallo del 28/01/2009 - I mass media ci portano ad isolarci dagli altri o addirittura propongono un surrogato di comunicazione, ancora più pericoloso, perché del tutto artificiale? È uno dei grandi e ormai classici interrogativi sulla televisione: la violenza in Tv  fa diventare violenti? La piattezza e la superficialità di certi programmi ci fanno diventare più stupidi? Rispondiamo ancora una volta alla domanda su televisione e qualità dei programmi, cercando qualche strumento di analisi che ci aiuti. (…)

C’è una scuola di pensiero, nell’ambito dei media, che si chiama teoria della coltivazione.  George Gerbner, ricercatore americano e ideatore di questa teoria, sulla scorta di studi ed analisi condotte in modo scientifico, sostiene che la televisione e i programmi dei media non innescano “l’effetto proiettile”, il comportamento causa-effetto, lo stimolo-risposta. Non c’è determinismo, insomma. C’è invece piuttosto un meccanismo di influenza molto più subdolo e sottile; e tutto sommato molto più efficace. Questo meccanismo si basa sulla capacità dei media di creare modi di interpretare la realtà e di incorniciare le situazioni: di assegnare agli eventi un determinato e preferenziale significato, quindi.

La cattiva televisione, così come quella buona, coltiva delle attitudini che poi “germogliano” e orientano le persone nel corso del tempo, nella loro vita. Come il seme, che impiega tempo a diventare pianta e poi a solidificarsi in un albero, così i contenuti televisivi nutrono con costanza e lentezza certi valori piuttosto che altri. Se ci pensiamo bene, è un potere meno evidente del condizionamento diretto di comportamenti e azioni, però è molto più pericoloso. Perché è implicito, sottinteso, si insinua nelle nostre categorie di comportamento quotidiane e le plasma.

A volte, purtroppo, questo “potere di coltivazione” dei valori mette in gioco un’influenza che rischia anche di plagiarci, perché si serve di mezzi di persuasione molto sottili e difficili da decodificare.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

Vota questo post

La reintermediazione della disintermediazione

di Simona Petaccia (28/01/2009 - 22:59)

Sergio Maistrello, 28/01/2009 - (…) Ora che un governo - come sta concretamente facendo Obama negli Stati Uniti - può parlare direttamente ai cittadini, disintermediando un rapporto che prima passava prevalentemente attraverso giornali e televisioni, chi è la figura terza e indipendente in grado di discriminare le informazioni di pubblica utilità dalla propaganda? Chi si fa garante degli interessi dei cittadini? Può un governo, il cui compito è appunto governare, diventare anche il soggetto deputato a raccontare le proprie gesta senza scadere nella demagogia? Può permettersi di trattare con sufficienza i canali preferenziali con la stampa, non avendo più quell’unica urgenza nello spiegarsi al popolo? (…)

Io credo che chi voleva farsi prendere in giro dal potere (e dai media e dalle aziende eccetera) ha lasciato che questo accadesse già ai tempi dei tradizionalissimi cani da guardia “1.0″ della democrazia. Così come chi ritene che la parola di un presidente degli Stati Uniti (e di un amministratore delegato e di un editorialista eccetera) sia solo una delle verità possibili, e nemmeno la più disinteressata delle verità, probabilmente continuerà a incrociare le proprie fonti e a farsi un’idea personale della situazione. Gli ingenui continueranno a farsi prendere in giro, i più smaliziati no. Poiché ho la sensazione che nella maggior parte delle occasioni abbiano fin qui prevalso gli ingenui, non credo che la situazione potrà peggiorare poi di tanto. La differenza, secondo me sostanziale, è che la società nel suo complesso sarà comunque più forte, risvegliata nella sua dimensione attiva e interconnessa da un intreccio di legami forti e deboli. Condivido l’idea che in tutto questo i giornalisti debbano avere ancora un ruolo fondamentale: questa volta non più per difendere il cittadino, ma per armarlo e spronarlo a combattere la battaglia di cui avrebbe dovuto essere sempre il protagonista.

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico posta [at] sergiomaistrello.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

Vota questo post

Rodota’: USA eleggono Obama via web e noi censuriamo la rete

di Simona Petaccia (28/01/2009 - 22:48)

ASCA, 28/01/2009 – “Nel momento in cui si parla di Obama come il presidente eletto da internet e si sottolinea l’importanza determinante che ha avuto il web per la sua campagna elettorale e per la creazione di una nuova rete di relazioni politiche e sociali in Italia non siamo capaci di andare oltre la vecchia logica della censura. E poi c’e’ un lampante conflitto di interessi da parte del premier”. Così il professor Stefano Rodotà commenta la notizia di un’imminente proposta di legge, arrivata al Comitato tecnico governativo, contro la pirateria, che spingerebbe verso una censura di internet, in un’intervista al sito internet di Articolo21.

“Questa iniziativa - continua Rodota’ -, di cui sono ancora nebulosi sia gli autori che i contorni mi sembra un atto di arretratezza culturale e di prepotenza politica”.

Rodotà definisce ”fondato” il sospetto che con la “scusa’ di preservare la proprietà intellettuale sulla rete si cerca di metterla sotto il controllo del potere politico. Ed è fondato perche’ “la rete, e soprattutto internet 2.0, il cosiddetto social networking (Facebook, My Space… ndr) stanno cambiando anche il panorama politico e non possono essere intercettati con vecchie logiche autoritarie che tendono a proporre la conoscenza non come un bene ma come un puro oggetto di una proprietà da tutelare a ogni costo”.

Quando “ci si appella alla regolamentazione della rete” - sottolinea l’ex garante per la privacy - questo “non può avvenire con una specie di cambiale in bianco che dovrebbe essere lasciata al governo. Oggi la discussione internazionale, che ha avuto un momento significativo nell’Internet Governance Forum in India del dicembre scorso mette sempre più l’accento sulla necessita’ di garantire i diritti in rete con un vero internet bill of rights, una sorta di costituzione per internet, all’interno della quale collocare poi le regole per una corretta utilizzazione della rete; regole che, tuttavia, dovrebbero seguire un processo che non sia quello della pura imposizione dall’alto”.

 

Vota questo post

Archivio Gennaio 2009