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Archivio Gennaio 2009

Premio Ischia, si cambia

di Simona Petaccia (31/01/2009 - 22:50)

Il Denaro, testo di Ugo Garmazi del 31/01/2009 - La trentesima edizione del Premio Ischia di Giornalismo sarà dedicata in gran parte all’informazione negata e ai giornalisti che si adoperano i difesa dei diritti umani nei vari teatri di guerra del mondo. Ma anche al mondo dei giovani e ai fenomeni della comunicazione connessi alle nuove tecnologie.

Insomma, la rivoluzione copernicana della comunicazione di questi anni, e la generale traformazione del costume spingono spingono la Fondazione Giuseppe Valentino, in occasione dei trent’anni, a rinnovare formula e giuria. (…)

Tra le novità della rinnovata formula del Premio, l’assegnazione di riconoscimenti ai comunicatori d’impresa, della Pubblica amministrazione, della politica, ai giornalisti della stampa economica e ai web editor.
Un altro premio sarà assegnato al giornalista che ha affrontato con maggiore capacità di analisi i temi del bacino del Mediterraneo
(…).

Un riconoscimento sarà assegnato all’Informazione per i diritti umani (…).

La cerimonia di consegna dei Premi si terrà dal 1° al 4 luglio nell’Antico borgo di Ischia Ponte, nella cornice del Castello Aragonese e sarà ripresa, in prima serata, da un’emittente televisiva nazionale.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

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Stati Uniti: il giornalismo scommette sulle news locali

di Simona Petaccia (30/01/2009 - 23:47)

Mytech, testo di Piero Babudro del 30/01/2009 - Il giornalismo online americano riscopre la metropoli e i suoi angoli nascosti. Nel tentativo di arginare la fuga dei lettori e fornire un’informazione più attenta alle realtà locali, i siti web del network televisivo Nbc stanno per integrare una nuova applicazione per monitorare tutto ciò che accade nei singoli quartieri.

Coprire tutte le notizie di un’intera area metropolitana sta infatti diventando un’operazione sempre più difficile. Da un lato fonti e news si moltiplicano; dall’altro, in tempi di crisi, non è possibile pensare di allargare le redazioni o assoldare schiere di freelance.

Molto meglio, quindi, aprirsi parzialmente al modello della syndication. Da qui la decisione di stringere un accordo con Outside.in - azienda che ha progettato una sorta di aggregatore di news “iperlocali” - e creare apposite sottosezioni dedicate ad altrettanti quartieri o zone cittadine.

Al momento, le aree monitorate sono 650 (…). Le metropoli in questione saranno rappresentate da una serie di mappe interattive: il lettore potrà selezionare la zona che gli interessa e vedersi restituire dal software una serie di contenuti pertinenti, aggregati esaminando i siti Nbc, ma anche portali esterni o blog. (…)

L’iniziativa non è però l’unica nel suo genere, segno che – in tempi di villaggio globale – i lettori sono molto più interessati a ciò che succede dietro casa. (…)

Ma a beneficiare dell’informazione “iperlocale” non saranno solo i lettori. Si guarda con molto interesse ad aziende e inserzionisti che, grazie alla frammentazione di news e readership, potranno pianificare la pubblicità in modo molto più mirato e preciso, intercettando i potenziali clienti che abitano nelle vicinanze.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

 

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Diritto di cronaca: per la Finanza a Sondrio non esiste

di Simona Petaccia (30/01/2009 - 17:30)

Unione Nazionale Cronisti Italiani, comunicato stampa del 30/01/2009 - Per la Guardia di Finanza di Chiavenna la legge sulla privacy impedisce a un cronista di fotografare i propri militari in divisa mentre svolgono un servizio sulla pubblica via. Sulla base di questa incredibile motivazione i finanzieri  oggi hanno sequestrato a un giornalista professionista, Stefano Barbusca, la macchina fotografica. Non solo, al collega è stato sequestrato, del tutto abusivamente, anche il tesserino professionale.

L’Unione Nazionale Cronisti Italiani protesta per questo comportamento, che non ha alcuna giustificazione giuridica e lede pesantemente la libertà di informazione e il diritto – dovere di cronaca. L’Unci chiede al Prof. Francesco Pizzetti, Garante per la privacy di spiegare alla Guardia di Finanza che la legge sulla tutela dei dati personali ha tutte altre finalità che quella di impedire agli organi di informazione di riferire l’attività  delle forze di polizia che si esercita in luoghi pubblici e in divisa.

Il sequestro della macchina fotografica a Stefano Barbusca è avvenuto davanti al negozio del fotografo Dardo Rigamonti che lo scorso 18 gennaio ha realizzato un servizio fotografico al valico di frontiera tra Italia e Svizzera di Villa di Chiavenna – Castasegna sulla statale 36 dello Spluga. I finanzieri in servizio, in divisa, al valico avevano fermato un furgone sul quale una ventina di profughi curdi stava per essere portata in Svizzera e avevano arrestato il conducente.

Il giorno successivo l’edizione di Sondrio della Provincia ha pubblicato un servizio sulla vicenda corredato da alcune fotografie, provocando l’irritazione della Finanza. Stamane nel negozio di Rigamonti si sono presentati sette Finanzieri in divisa per eseguire controlli sulla contabilità. E’ stato in questa occasione che a Stefano Barbusca è stato impedito di svolgere il suo legittimo lavoro di cronista.

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico presidente [at] unionecronisti.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

 

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Verso le europee 2009 - Le elezioni europee e i media locali

di Simona Petaccia (30/01/2009 - 17:25)

“Verso le europee 2009 - Le elezioni europee e i media locali”. È questo il titolo dell’incontro organizzato dall’Ufficio di Milano del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza della Commissione europea in Italia per il 9 febbraio 2009, al fine di lanciare la strategia di comunicazione in vista delle elezioni europee del 2009.

L’evento si svolgerà presso la Sala Bramante del Palazzo delle Stelline di Milano (15:00 – 17:30) e sarà un incontro aperto ai giornalisti e al pubblico al quale parteciperanno il vice Presidente della Commissione europea Antonio Tajani e il vice Presidente del Parlamento europeo Mario Mauro.

Si può confermare la propria presenza entro mercoledì 4 febbraio 2009, inviando un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico comm-rep-mil [at] ec.europa.eu indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

 

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European Communication Monitor

di Simona Petaccia (30/01/2009 - 16:56)

La Comunicazione Interna e Change Management è il settore in più rapida crescita in termini di importanza per i professionisti di Relazioni pubbliche in Europa. È quanto è emerso da “European Communication Monitor”: studio secondo il quale tale attività si svilupperà fino a diventare la terza disciplina più importante entro il 2011.

Per consultare la ricerca (lingua inglese, formato .pdf), clicca qui.

 

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La democrazia in Cina si insinua sul web: migliaia di firme per Charta ‘08

di Simona Petaccia (29/01/2009 - 23:13)

RaiNews24, 29 gennaio 2009 - Pechino, aria nuova sul web. Ormai sono più di 8mila. Numeri irrisori, apparentemente in un Paese con più di un miliardo di abitanti. Ma pesantissimi, invece, visto che si tratta di firme di comuni cittadini cinesi in calce ad un documento on line, Charta 08, che è una sorta di manifesto democratico per una nuova Cina.

E’ la richiesta di democrazia più forte in Cina dai tempi della ribellione di piazza Tiananmen nel 1989, scrive oggi il Washington Post , ricordando che a Pechino e dintorni chi sottoscrive documenti poco graditi al potere rischia la galera, senza se e senza ma.

Il testo è stato pubblicato in rete lo scorso dicembre. A sottoscriverlo, intellettuali, avvocati, scrittori, insegnanti in buona parte già noti come ‘pericolosi attivisti’ per la democrazia e la libertà di pensiero in Cina. Il Governo cinese, sempre molto vigile sul  web, si è subito mosso per ‘oscurare’ il manifesto con il solito firewall censore, mettendo sotto sorveglianza gli autori, convocando per interrogatori i firmatari.

Poi però, scrive il Post, “è accaduto qualcosa di straordinario”. Anche persone qualunque, comuni cittadini, hanno cominicato a far circolare il documento in rete, a stamparlo, a passarlo di mano in mano. E la lista di sottoscrittori si è allungata pericolosamente includendo studenti, giornalisti, tecnici informatici, uomini d’affari.

“E’ la prima volta che qualcuno che non sia il Partito comunista cinese mette nero su bianco in un documento pubblico una visione politica della Cina”, dice Xiao Qiang, professore di giornalismo all’Università di California a Berkeley. Sta nascendo in rete, insomma, dal basso, un movimento per la democrazia in Cina.  (…)

“L’approccio del Governo cinese alla modernizzazione è disastroso”, si legge nel documento. “Ha privato la popolazione dei suoi diritti, distrutto la dignità e corrotto i normali rapporti umani. Per questo chiediamo: dove è condotta la Cina nel XXI secolo?”. Charta ‘08 chiede una nuova Costituzione che abbia come pilastro la libertà. Anzi, le libertà: di pensiero, di stampa, di assemblea, di associazione, di scelta del luogo dove vivere, di sciopero, di manifestazione. “Senza libertà la Cina resterà lontana dagli ideali di civiltà”.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

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Media Myths & Realities

di Simona Petaccia (29/01/2009 - 22:42)

Ferpi, 29/01/2009 - La ricerca “Media, Myths & Realities” (…) ha analizzato le abitudini nella fruizione dei media, dal classico quotidiano fino al podcast, di 300 consumatori e 200 influenzatori rispettivamente in Gran Bretagna e Brasile; negli Stati Uniti lo studio ha preso in esame 1000 consumatori e 500 professionisti della comunicazione.

Tra i “miti” e le “realtà” emerse nello scenario dei media, ci sono delle implicazioni davvero rilevanti per le Relazioni Pubbliche che gli addetti ai lavori e le aziende multinazionali dovranno prendere in considerazione per ripensare ad alcune modalità di azione utlizzate fino ad oggi e non perdere importanti opportunità.

Mentre i consumatori comprano prodotti, cercano informazioni, programmano le loro vite e prendono decisioni lavorative e personali, la ricerca rivela che i confini tra i diversi canali di comunicazione del ventunesimo secolo appaiono sempre più labili e sfumati. I contenuti che un tempo erano posseduti da uno specifico mezzo, oggi possono trovarsi su quasi tutte le piattaforme, contribuendo a creare uno scenario dei media sempre più interattivo e frammentato.

Nonostante ci siano similitudini e notevoli differenze nell’approccio ai media dei consumatori nei tre paesi presi in esame, vediamo che i consumatori americani utilizzano una varietà sempre più ampia di canali come i blog e i social networking. Il 26% dei consumatori usa i siti dei social network rispetto al 17% nel 2006. L’uso dei blog è quasi duplicato. (24% nel 2008 rispetto al 13% nel 2006). Cresce anche l’utilizzo di siti per lo shopping online, che dal 2006 al 2008 è praticamente raddoppiato (dal 17% al 35%). Un dato ancora più rilevante è che circa la metà dei consumatori americani (44%) che consulta questi siti legge le recensioni degli altri utenti e i loro commenti, a conferma del fatto che questi siti non servono più semplicemente ad acquistare prodotti ma si sono trasformati in luoghi di incontro e scambio di informazioni e consigli. Ci si fida di più dei propri colleghi online che delle descrizioni dei prodotti forniti da parte delle aziende stesse.

Quello che un tempo era solo il “pubblico” dei media, è oggi in grado di influenzare e orientare le scelte degli altri utenti quasi più delle fonti informative stesse. Possiamo dire che i tradizionali mezzi di comunicazione di massa stanno cedendo terreno a favore di una comunicazione “controllata” dalle masse.

Anche i motori di ricerca stanno maturando come mezzo e continueranno a giocare un ruolo di primo piano nelle nostre vite. (…) Le aziende che non hanno una “strategia di ricerca” stanno quindi perdendo un’opportunità di raggiungere i consumatori in modo veloce ed efficace, perché se il punto di vista di un’azienda non compare nei risultati di una ricerca, verrà irrimediabilmente perso da tutti quegli utenti che non sono soliti consultare i siti aziendali.

Il passaparola sia interpersonale che via web, continua ad essere una significativa fonte di informazione sia negli Usa che in Gran Bretagna, con rispettivamente il 47% e il 53% degli intervistati che rivela di riporre molta fiducia nei consigli di genitori e amici. Entrare in modo efficace e trasparente in un network di “passaparola” diventa quindi una grande sfida per i brand. (…)

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Media e condizionamenti: come la tv cambia le nostre idee

di Simona Petaccia (28/01/2009 - 23:16)

Comunicatori pubblici, testo di Marino Cavallo del 28/01/2009 - I mass media ci portano ad isolarci dagli altri o addirittura propongono un surrogato di comunicazione, ancora più pericoloso, perché del tutto artificiale? È uno dei grandi e ormai classici interrogativi sulla televisione: la violenza in Tv  fa diventare violenti? La piattezza e la superficialità di certi programmi ci fanno diventare più stupidi? Rispondiamo ancora una volta alla domanda su televisione e qualità dei programmi, cercando qualche strumento di analisi che ci aiuti. (…)

C’è una scuola di pensiero, nell’ambito dei media, che si chiama teoria della coltivazione.  George Gerbner, ricercatore americano e ideatore di questa teoria, sulla scorta di studi ed analisi condotte in modo scientifico, sostiene che la televisione e i programmi dei media non innescano “l’effetto proiettile”, il comportamento causa-effetto, lo stimolo-risposta. Non c’è determinismo, insomma. C’è invece piuttosto un meccanismo di influenza molto più subdolo e sottile; e tutto sommato molto più efficace. Questo meccanismo si basa sulla capacità dei media di creare modi di interpretare la realtà e di incorniciare le situazioni: di assegnare agli eventi un determinato e preferenziale significato, quindi.

La cattiva televisione, così come quella buona, coltiva delle attitudini che poi “germogliano” e orientano le persone nel corso del tempo, nella loro vita. Come il seme, che impiega tempo a diventare pianta e poi a solidificarsi in un albero, così i contenuti televisivi nutrono con costanza e lentezza certi valori piuttosto che altri. Se ci pensiamo bene, è un potere meno evidente del condizionamento diretto di comportamenti e azioni, però è molto più pericoloso. Perché è implicito, sottinteso, si insinua nelle nostre categorie di comportamento quotidiane e le plasma.

A volte, purtroppo, questo “potere di coltivazione” dei valori mette in gioco un’influenza che rischia anche di plagiarci, perché si serve di mezzi di persuasione molto sottili e difficili da decodificare.

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La reintermediazione della disintermediazione

di Simona Petaccia (28/01/2009 - 22:59)

Sergio Maistrello, 28/01/2009 - (…) Ora che un governo - come sta concretamente facendo Obama negli Stati Uniti - può parlare direttamente ai cittadini, disintermediando un rapporto che prima passava prevalentemente attraverso giornali e televisioni, chi è la figura terza e indipendente in grado di discriminare le informazioni di pubblica utilità dalla propaganda? Chi si fa garante degli interessi dei cittadini? Può un governo, il cui compito è appunto governare, diventare anche il soggetto deputato a raccontare le proprie gesta senza scadere nella demagogia? Può permettersi di trattare con sufficienza i canali preferenziali con la stampa, non avendo più quell’unica urgenza nello spiegarsi al popolo? (…)

Io credo che chi voleva farsi prendere in giro dal potere (e dai media e dalle aziende eccetera) ha lasciato che questo accadesse già ai tempi dei tradizionalissimi cani da guardia “1.0″ della democrazia. Così come chi ritene che la parola di un presidente degli Stati Uniti (e di un amministratore delegato e di un editorialista eccetera) sia solo una delle verità possibili, e nemmeno la più disinteressata delle verità, probabilmente continuerà a incrociare le proprie fonti e a farsi un’idea personale della situazione. Gli ingenui continueranno a farsi prendere in giro, i più smaliziati no. Poiché ho la sensazione che nella maggior parte delle occasioni abbiano fin qui prevalso gli ingenui, non credo che la situazione potrà peggiorare poi di tanto. La differenza, secondo me sostanziale, è che la società nel suo complesso sarà comunque più forte, risvegliata nella sua dimensione attiva e interconnessa da un intreccio di legami forti e deboli. Condivido l’idea che in tutto questo i giornalisti debbano avere ancora un ruolo fondamentale: questa volta non più per difendere il cittadino, ma per armarlo e spronarlo a combattere la battaglia di cui avrebbe dovuto essere sempre il protagonista.

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico posta [at] sergiomaistrello.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

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Rodota’: USA eleggono Obama via web e noi censuriamo la rete

di Simona Petaccia (28/01/2009 - 22:48)

ASCA, 28/01/2009 – “Nel momento in cui si parla di Obama come il presidente eletto da internet e si sottolinea l’importanza determinante che ha avuto il web per la sua campagna elettorale e per la creazione di una nuova rete di relazioni politiche e sociali in Italia non siamo capaci di andare oltre la vecchia logica della censura. E poi c’e’ un lampante conflitto di interessi da parte del premier”. Così il professor Stefano Rodotà commenta la notizia di un’imminente proposta di legge, arrivata al Comitato tecnico governativo, contro la pirateria, che spingerebbe verso una censura di internet, in un’intervista al sito internet di Articolo21.

“Questa iniziativa - continua Rodota’ -, di cui sono ancora nebulosi sia gli autori che i contorni mi sembra un atto di arretratezza culturale e di prepotenza politica”.

Rodotà definisce ”fondato” il sospetto che con la “scusa’ di preservare la proprietà intellettuale sulla rete si cerca di metterla sotto il controllo del potere politico. Ed è fondato perche’ “la rete, e soprattutto internet 2.0, il cosiddetto social networking (Facebook, My Space… ndr) stanno cambiando anche il panorama politico e non possono essere intercettati con vecchie logiche autoritarie che tendono a proporre la conoscenza non come un bene ma come un puro oggetto di una proprietà da tutelare a ogni costo”.

Quando “ci si appella alla regolamentazione della rete” - sottolinea l’ex garante per la privacy - questo “non può avvenire con una specie di cambiale in bianco che dovrebbe essere lasciata al governo. Oggi la discussione internazionale, che ha avuto un momento significativo nell’Internet Governance Forum in India del dicembre scorso mette sempre più l’accento sulla necessita’ di garantire i diritti in rete con un vero internet bill of rights, una sorta di costituzione per internet, all’interno della quale collocare poi le regole per una corretta utilizzazione della rete; regole che, tuttavia, dovrebbero seguire un processo che non sia quello della pura imposizione dall’alto”.

 

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