Provincia di Napoli: Uffici Stampa, il Tribunale respinge le richieste dei giornalisti
FNSI, 29/08/2008 - Sono state necessarie addirittura 18 pagine fitte fitte di motivazioni, da parte del Giudice del Tribunale di Napoli, Maria Casola, per emettere una sentenza avversa alle richieste di riconoscimento economico previsto dal C.C.N.L. dei Giornalisti da parte dei colleghi Domenico Pennone ed Antonio Vista.
(…) In breve, la d.ssa Maria Casola, con le sue 18 pagine ha sentenziato semplicemente che “....l’attribuzione di trattamenti economici può avvenire esclusivamente mediante contratti collettivi.....”. nessuna parola a difesa dei colleghi, nè tantomeno alcun riferimento ad un ipotetico uso “improprio” di professionalità di P.A.. Ovvero quest’ultima attraverso strane alchimie può usufruire (...con indebito “arricchimento”?) di chicchessia senza nulla concedere o riconoscere. (…) E’ un precedente pericoloso quello di Napoli, anche se in pieno contrasto con altre sentenze di ben altri Tribunali d’Italia (e già questo è un paradosso!), che serve da monito alle OO.SS. di categoria e non, oltre che all’ARAN la quale non può più tergiversare sulla condizione scandalosa di centinaia di professionisti impegnati negli Uffici Pubblici (…)”. Pasquale Di Benedetto, Presidente GUS Campania.
“La sentenza (…) è il risultato negativo di anni nei quali, non per colpa del Sindacato dei giornalisti, non si è voluto dar corso alla trattativa per la definizione del profilo professionale dei giornalisti addetti stampa pubblici così come previsto dalla legge 150 fin dal 2000 (…)”. Giovanni Rossi, Segretario generale aggiunto e responsabile del Dipartimento Uffici stampa della Fnsi.
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Multinazionali e Privacy: attenti ai moduli on-line!
L’Italia è diventata terra di conquista per le multinazionali che, attraverso concorsi a premi effettuati su Internet, raccolgono dati personali senza curarsi della privacy dei loro clienti. È questo il risultato di un’indagine condotta dall’associazione “Cittadini di Internet” (www.cittadininternet.org) nell’ambito di “COMUNICARE SICURI” (www.comunicaresicuri.org): campagna sulla sicurezza di Internet interattiva, volta a sensibilizzare gli utenti della Rete alla protezione dei loro dati durante la compilazione dei moduli on-line.
Finita l’era dei bollini adesivi da raccogliere e inviare via posta, le multinazionali usano ora codici da digitare via SMS o moduli on-line, poiché si tratta di un metodo molto più economico da gestire rispetto alle costose ricerche di mercato. Una legittima forma di risparmio aziendale che, però, non è spesso accompagnata da un adeguato sistema di sicurezza informatica. Così facendo, senza saperlo, gli ingenui clienti compilano formulari in chiaro (cioè: non protetti) e trasmettono i loro dati personali/sensibili su Internet, dove possono essere intercettati da chiunque. Una volta compilato il form, i clienti iniziano quindi a ricevere pubblicità cartacea ed elettronica, oltre che spamming di ogni genere. Questo perché i loro dati sono diventati pubblici.
Inoltre, sfruttando la buona fede dei clienti, i siti web sono stati conditi da normative e disclamer di ogni genere. Ad esempio, è ingiustificata la richiesta della data di nascita a chi partecipa a un concorso. Lo scopo è quello di analizzare le vendite dei prodotti per età, zona geografica, tipologia ecc. Tutti quei dati, se raccolti con indagini demoscopiche, costerebbero cifre enormi.
Un caso eclatante è quello del sito web www.cornetto.com gestito da Unilever (Algida per l’Italia) poiché, oltre che utilizzare moduli on-line non protetti per partecipare al concorso “Bite Cornetto and Win”, si promuove una sorta di catena di S. Antonio richiedendo all’ignaro utente di “segnalare ad un amico” l’iniziativa, inoltre i dati sono usati per altri “pseudo concorsi” e promozioni di tutto il gruppo. Tale operazione conduce, poi, ad altre iniziative similari che partono dalla permissiva Italia per finire in altri paesi Europei, altre multinazionali sono nel mirino dell’associazione che denuncerà i casi alle autorità competenti.
«L’acuirsi del fenomeno – ha affermato Massimo Penco, Presidente di “Cittadini di Internet” – è, secondo il nostro ed altri osservatori tecnici internazionali con cui collaboriamo, vicino al punto del non ritorno. Sembra, infatti, che l’Italia stia diventando la nazione scelta per quella che viene definita comunemente Cybermafia a causa della sua eccessiva permissività nell’utilizzo della Rete. Per evitare ciò, la nostra associazione lancia una richiesta di partecipazione attiva a coloro che vogliono che il mondo Internet cresca nell’interesse di tutti e non lo si utilizzi in modo sbagliato, così come è già successo in altri paesi. A tale scopo, ha ideato un sistema di segnalazione dei siti non protetti. Gli utenti interessati a interagire con noi dovranno semplicemente indicare, in modo del tutto anonimo, i siti web non protetti. Per farlo, non bisogna avere particolari competenze. I siti web sicuri iniziano con la URL “https:” al posto di “http:” e, in basso/alto a destra, riportano l’immagine di un lucchetto. Chiediamo quindi di copiare e incollare gli indirizzi web che non corrispondono a queste caratteristiche sul nostro sistema perché siamo convinti che si debba sorvegliare tutti assieme affinché la Rete rimanga un mondo pulito e non diventi il regno del crimine».
Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico info @ cittadininternet.org indicando “Simona Petaccia” nell’oggetto.
INTERCETTAZIONI: solidarieta’ a Prodi funzionali a censura
UNCI, Comunicato stampa del 29/08/2008 - Civile e composta reazione dell’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi alla pubblicazione su Panorama di alcune intercettazioni a lui attribuite. L’Unione Nazionale Cronisti Italiani sottolinea che davanti al montare di solidarietà che avevano il solo scopo di strumentalizzare la vicenda per sostenere il disegno del legge del governo che limita la possibilità dei magistrati di indagare e quella dei giornalisti di informare l’opinione pubblica, Prodi ha messo subito un punto fermo.
Ha dichiarato che non vuole che “l’artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile a una legge sulle intercettazioni che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile”.
L’ex presidente del Consiglio ha aggiunto di non avere “alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche”.
L’Unione Nazionale Cronisti Italiani ritiene che questo comportamento di Prodi sia quello più rispettoso del ruolo e dei compiti di magistrati e giornalisti e denuncia che troppo spesso le vicende giudiziarie o quelle della pubblicazione di conversazioni telefoniche vengono utilizzate per tentare di impedire l’attività della magistratura e l’informazione dei cittadini. Contro questo tentativo, esplicito nel disegno di legge del governo sulle intercettazioni, l’Unci, d’intesa con Fnsi e Ordine dei Giornalisti, sta conducendo una vigorosa campagna di informazione dei cittadini con manifestazioni nelle piazze di tutta Italia.
Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico unci @ unionecronisti.it indicando “Simona Petaccia” nell’oggetto.





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