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Riconquistare il tempo rubato al giornalismo (e ai giornalisti)

di Simona Petaccia (17/02/2008 - 21:43)

LSDI, testo di Elisio Trevisan del 17 Febbraio 2008 - Non esiste buon giornalismo senza tempo, e nemmeno buona informazione. (…) Gli editori negli ultimi 30 anni hanno subito una mutazione genetica: dopo aver sostituito del tutto i vecchi editori puri con nuovi imprenditori prestati anche all’editoria, hanno sottratto al giornalismo il tempo, ed ora tagliano i soldi.

Incapaci di accettare l’idea di avere a stipendio dei dipendenti “indipendenti” che non timbrano il cartellino e percepiscono più della media degli impiegati e quadri delle loro fabbriche, hanno messo in atto un piano per scardinare l’inaccettabile anomalia. Poco importa che i giornalisti lavorino, normalmente, 6 giorni su 7 e che l’impegno quotidiano vada ben oltre le 7 ore e 15 previste dal Contratto nazionale perché informare è un modo di vivere e lo si fa 24 ore al giorno. Tutto ciò non giustifica l’anomalia, semmai la aggrava, perché i loro media servono sempre meno ad informare e sempre più a veicolare pubblicità e potere.

Due tradizionali nemici del tempo, perché avere tempo per sé facilita la partecipazione, la solidarietà, il confronto, mentre per la pubblicità e per il potere l’ essere umano dev’essere malleabile e in uno stato di torpore: individualismo e isolamento contro la partecipazione; assopiti davanti alla Tv, “nutriti” di desideri indotti, ci sentiamo anche buoni perché abbiamo l’illusione di praticare la solidarietà, mandando qualche sms a Telethon, e di far parte di una grande famiglia che si incontra all’ipermercato. (…) 

Il modo attuale di produzione delle notizie si accorda poco con un uso attento ed esperto della rete, ma addirittura si accorda sempre meno con lo stesso significato del termine giornalismo. D’altro canto se la modernità è solo un modo diverso di scrivere (i tasti di un computer invece di una penna) e di reperire le notizie (il web invece del telefono) ci si deve chiedere perché le cose sarebbero dovute cambiare in meglio. La strada, la vecchia “casa” dei cronisti, dove trovavano notizie di prima mano, si è allungata e allargata a dismisura. Ora hanno a disposizione il mondo, ma gli serve poco se a loro non si chiede più l’informazione. (…) 

Il lavoro è diventato altro dal giornalismo: nelle redazioni di qualsiasi media (carta stampata, Tv, radio, internet, blog…) il singolo è sempre più un operatore dell’informazione, ma l’operatore dell’informazione è sempre meno giornalista. (…)

Chi ha più di 15, 20 anni di mestiere alle spalle riesce ancora a ricordare quando nelle redazioni c’erano anche tempi morti, per leggere, per discutere delle notizie uscite e di quelle da affrontare, per confrontarsi, per aggiornarsi. C’erano lunghi tempi dedicati ai rapporti con l’esterno, a rinsaldare conoscenze, a farne di nuove. Tempi andati.

Oggi il tempo è più “impiegatizio”, più “tipografico”, più “producente” e meno “produttivo”: i cronisti contrattualizzati devono occuparsi di molte attività che un tempo non si sognavano nemmeno di imparare: non ci sono più centralinisti, impiegati, correttori di bozze, i tipografi sono ridotti al lumicino, e i giornalisti devono fare un po’ di tutto, oltre a controllare le mail, i fax, rispondere alle telefonate e smistarle visto che non ci sono più centralinisti esperti.

Non è vittimismo, ma analisi razionale dei “tempi”. Alla fine torniamo sempre qui, ai tempi: nel nostro settore sono fondamentali per distinguere un lavoro che ricerca la qualità dell’informazione da una  catena di montaggio che chiede solo di riempire spazi bianchi tra tanti inserti pubblicitari; al punto che ormai si può tranquillamente fare l’inversione e chiamare contenuti la pubblicità e inserti le notizie.

Nei casi migliori, i media più seri, la richiesta dell’editore è di fare le nozze coi fichi secchi, produrre informazione più accurata possibile in tempi sempre più ristretti. A parte un piccolo ed elitario gruppo di fortunati – perché i più bravi, o perché i più raccomandati – il resto dei giornalisti è carne da macello: ai primi (qualche inviato, alcuni commentatori, pochi specializzati) il Contratto nazionale di lavoro non serve perché hanno un potere contrattuale che può benissimo fare a meno delle regole, a tutti gli altri il Contratto nazionale appare sempre più come una chimera, e gli editori da qualche decennio lo stanno smontando pezzo per pezzo.

La navigazione in internet, così, non ha più nulla a che vedere con i tempi di qualche epoca fa, quei tempi “morti” passati ad aggiornarsi: in internet si deve navigare per trovare più in fretta possibile informazioni – e, quando è fattibile, anche verifiche e conferme - da buttare in pagina.

Per i giornalisti non contrattualizzati, chiamati freelance ma in realtà sfruttati sottopagati, il discorso è ancora più triste: i freelance dovrebbero essere coloro i quali si prendono del tempo per approfondire notizie che i colleghi dentro le redazioni non hanno il tempo di affrontare. Invece sono terminali di ordini convulsi, incaricati di seguire interi territori e, comunque, costretti a produrre decine di articoli a settimana per riuscire a pagarsi un affitto e il pane quotidiano, la pizza non se ne parla, è un lusso. (…) 

La “strada” – che Jonshon e Pratellesi indicano come luogo di lavoro privilegiato per chi vuol fare davvero informazione libera – è una idrovora di tempo, non ne è mai sazia. Per trovare informazioni “on the road” bisogna prendersi tempo, bisogna averne e usarlo al meglio. Sarà per questo che qui da noi, soprattutto al Nord, la strada fa così tanta paura: la si percorre in auto per spostarsi da un luogo chiuso ad un altro, sempre meno la si usa, ad esempio,  per passeggiare. Il mondo si chiude tra le mura di casa, spesso anche con finestre e porte blindate, e l’informazione nutre questa paura perché è molto più facile scrivere degli  incubi – che chiunque può inventare – piuttosto che farsi il mazzo e scendere in strada, studiare, conoscere e comprendere la realtà. Al sicuro tra le quattro mura di un appartamento o di una villetta a schiera, oppure degli ipermercati, l’attenzione della gente è più facilmente catturabile e, tra un Tg e un altro, tra un blog e una notizia di giornale, è molto più semplice far passare i messaggi della pubblicità che invitano a comprare di tutto per soddisfare desideri; l’effetto è quello di un Valium che toglie l’angoscia per qualche ora, giusto il tempo di un altro Tg. (…) 

Mentre scrivo, il tempo passa. Mentre facciamo o non facciamo qualsiasi azione, il tempo scorre comunque; indipendentemente da internet, questo è vero, ma la rete permette un’infinità di azioni nuove quindi, potenzialmente, di nuovi impieghi del tempo. Internet favorisce anche il telelavoro: la nuova frontiera del lavoro che offre la grande libertà di rimanere a casa, di evitare l’ufficio e la strada per arrivarci – spesso trafficata –, ma che di solito inchioda alla scrivania di casa per molte più ore di quelle che normalmente si passerebbero in ufficio; senza contare il tempo perso per gli aggiornamenti dei programmi, degli antivirus, degli antispam, delle applicazioni…

Non a caso una delle nuove frontiere dell’editoria nostrana è proprio questa: i quotidiani del gruppo “E Polis” sono confezionati da pochissimi redattori, in ogni città dove il esce il giornale, che lavorano a casa e fanno capo ad una redazione centrale in Sardegna nonché a qualche ufficio sparso per l’Italia, con buona pace del confronto di idee tra colleghi e del “tempo produttivo”. (…) 

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

 

 

 

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“Spazzini del Web”: ripuliscono l’identità dei propri clienti

di Simona Petaccia (17/02/2008 - 21:37)

Corriere.it, testo di Simona Marchetti del 17 febbraio 2008 - Volete ripulire la vostra reputazione sul web? Qualche migliaio di sterline e il gioco è fatto. Basta, infatti, affidarsi a società (…) per far scomparire articoli negativi e foto compromettenti quantomeno dalle prime pagine dei motori di ricerca stile Google. Gli «spazzini della rete» provvedono, infatti, a creare link positivi del cliente che vanno a sovrapporsi agli attacchi di solito volgari che la persona in questione si vede piovere addosso non appena digita il proprio nome sulla stringa di ricerca. Le voci che vengono mostrate sono generalmente classificate in base al numero degli altri siti che forniscono i link e, ovviamente, i rimandi negativi tendono ad attrarre molto di più.

RIFARSI UNA REPUTAZIONE - Nei casi più gravi, fra l’altro, si tratta di abusi che vanno ben oltre le semplici maldicenze, perché toccano argomenti estremamente delicati, oltre che penalmente rilevanti. (…)

I CLIENTI - «Uno dei nostri primi clienti – ha raccontato al “Sunday Times” Michael Fertik (…) – è stato uno psicologo, nonché accademico londinese, ansioso di “seppellire” in rete quello che aveva scritto a proposito della sua depressione. Comunque, la domanda per questo tipo di servizio è estremamente elevata. Quasi tutti i nostri clienti sono privati e molti di loro sono uomini d’affari di altissimo profilo». In teoria, i siti web che pubblicano materiale diffamatorio possono essere denunciati, ma spesso è difficile risalire al vero responsabile e con almeno un miliardo di ricerche effettuate ogni giorno su Google, che vanno ad aggiungersi agli oltre 1,6 milioni di post pubblicati, è davvero difficile, per non dire impossibile, che una persona possa controllare quanto viene scritto sul suo conto. (…)

I COSTI - «Non si tratta di nascondere le cose – gli fa eco Will Critchlow  (…) – ma di dare un’altra versione della storia». (…) “Ripulire” la reputazione di una persona sul web costa qualche migliaio di sterline (…) fra le 2.000 e le 5.000 sterline (2.600 – 6.600 euro) al mese, (…) 12.750 (17.000 euro) l’anno per il servizio-base, ma se si vuole quello premium, bisogna sborsarne 300.000 (400.000 euro).

I SERVIZI PER GENITORI APPRENSIVI - In aggiunta a questa sorta di “lavanderia online” e con un extra di circa 10 sterline (13 euro) al mese, le società forniscono anche un servizio di monitoraggio per i genitori che consente di controllare l’eventuale pubblicazione da parte dei figli di materiale inappropriato (…). Ovviamente, la pulizia online interessa moltissimo pure le celebrità, fra le principali vittime della diffamazione via web. (…).

Per leggere il testo completo, clicca qui.

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