Relazioni Pubbliche e ‘pappa e ciccia’: consigli per la sopravvivenza!
FERPI, pezzo di Fabio Ventoruzzo del 13/02/2008: «Una provocazione: pensiamo all’Italia, un Paese con una classe dirigente numericamente più piccola di quella svizzera e con una mobilità sociale che si è arrestata negli anni Sessanta, a seguito dell’irruzione di una nuova gerarchia (tuttora) dirigente. Quali sono le conseguenze di questa situazione sulle relazioni pubbliche? Come operare in presenza di una perversa natura auto-conservativa delle élites con favoritismi nella distribuzione di risorse pubbliche, onori, incarichi? Che succede ai professionisti quando operano in una Società in cui il successo (imprenditoriale, professionale, personale, …) dipende da anomale e intense relazioni fra operatori economici, istituzioni e media?
Sicuramente - se pensiamo alle nostre tradizionali attività (media relation e public affairs) - è evidente che molti professionisti vengono scelti soprattutto per il loro patrimonio relazionale (facilità di accesso ai giornalisti/decisori e ai loro influenzatori), più che non in base a loro competenze professionali specifiche. La conseguenza è una limitazione di ruolo: assai più utili per il raggiungimento di obiettivi tattici (sia difensivi che offensivi) che però - in ogni caso - sono scelti, determinati, predisposti e declinati da altre funzioni delle organizzazioni cui appartengono.
È pur vero, tuttavia, che anche noi sappiamo contribuire a preservare (se non ad alimentare) questa situazione.
(…) Come possiamo contribuire alla legittimazione delle relazioni pubbliche?
La prima sfida riguarda il nostro modo di operare: abbandoniamo l’onanistica politica dell’annuncio e dell’immagine e cerchiamo responsabilmente di rendere più credibile la classe dirigente come fonte (della comunicazione), lavorando – oltre che a comunicarne i comportamenti effettivamente agiti – sulla sua capacità di saper ascoltare e comprendere i diversi interlocutori.
La seconda, invece, è importante per la progressiva professionalizzazione delle relazioni pubbliche e per l’istituzionalizzazione della sua funzione all’interno della Società: noi professionisti dobbiamo imparare ad apprendere e applicare le competenze di knowledge management. Inteso come sistema di condivisione di conoscenze professionali, infatti, questo approccio ci permetterà di raccogliere e razionalizzare il valore dei sistemi di relazione e di trasferirlo anche all’interno dell’organizzazione per accrescere il valore del suo patrimonio intangibile. (…)».
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SATISFICTION: primo free press culturale italiano
Venerdì 15 febbraio 2008 (ore 18:30), in via Dogana n. 2 (Piazza Duomo) a Milano, Gian Paolo Serino presenterà ufficialmente SATISFICTION: primo free press culturale italiano.
Interverranno - da Roma, Torino, Bologna, Modena e Milano- la maggior parte degli scrittori e dei critici che collaborano alla prima rivista di critica letteraria che rimborsa i libri consigliati.
Sul sito web della testata, è già on-line il numero zero (presentato in 50.000 copie lo scorso maggio a Torino) e il numero 1 (distribuito a novembre in 120 mila copie).
«Un progetto culturale a cui partecipano alcuni tra i maggiori scrittori e critici letterari. Ogni numero presenta interventi e racconti inediti anche di grandi scrittori stranieri della narrativa classica e contemporanea. E come suggerisce il titolo della testata, Satisfiction tra romanzo e realtà, attraverso recensioni “soddisfatto o rimborsati” vuole rispettare il lettore regalando consigli che siano indipendenti dal potere editoriale e dalle logiche di una cultura sempre più spesso ridotta a semplice marketing», hanno sottolineato gli ideatori.
Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico redazione@satisfiction.org indicando il codice “SP
Tv pubblica e pubblicità: Parigi si mobilita contro la proposta Sarkozy
Key4biz, testo di Raffaella Natale del 13 febbraio 2008 - Parte oggi in Francia lo sciopero delle Tv e radio del servizio pubblico. In piazza scenderanno (…) 11.000 persone fra giornalisti, tecnici e impiegati.
I sindacati hanno già parlato di mobilitazione “senza precedenti”. (…) Parola d'ordine: “esigere la continuità del servizio pubblico audiovisivo, del suo finanziamento e il rispetto del pluralismo”. (…)
L’idea di Sarkozy, annunciata tra la sorpresa generale l’8 gennaio scorso, è di fare una Tv pubblica senza pubblicità, compensando “integralmente” gli introiti venuti meno (800 milioni di euro). (…)
Per i sindacati si tratta di un progetto che “…sconvolge il paesaggio audiovisivo, senza un piano di finanziamento”.
Più di 300 dipendenti del servizio pubblicitario di France Télévision sono, fra l'altro, direttamente minacciati dalla misura che dovrebbe concretizzarsi nel 2009.
Ieri l’Eliseo ha ricevuto i rappresentanti dei sindacati e ha tentato di rassicurarli riaffermando che “…non ci saranno privatizzazioni” di alcune reti televisive del servizio pubblico - France 2, France 3, France 4, France 5, Rfo - e che “…il buco di introiti sarà compensato euro per euro”.
Si è anche detto che il governo “sta lavorando” su alcune possibilità per riempire il deficit pubblicitario e che dovrebbero essere annunciate nei prossimi giorni.
(…) Ma nonostante le rassicurazioni, i sindacati hanno deciso di andare avanti e oggi protesteranno contro
Recentemente il Ministro francese Christine Albanel ha assicurato che la tassazione dei dispositivi in grado di ricevere la Tv, pensata per recuperare denaro per France Télévision, “non supererà mai l’1%”.(…)
“Ci sono già delle risorse: le tlc mobili e gli abbonati internet porteranno intorno ai 20 miliardi di euro. Le infrastrutture televisive, computer, intorno ai 17 miliardi di euro”, ha spiegato il Ministro francese, aggiungendo che l’altra pista valutata potrebbe essere quella di “tassare le entrate pubblicitarie supplementari delle emittenti private”.
Riguardo alle sorti dei 320 dipendenti che lavorano nel comparto pubblicitario di France Télévision, l’Albanel ha garantito che “non ci saranno licenziamenti”, anche se spetta alla Tv pubblica la gestione di questo aspetto.
Per quanto concerne più specificatamente i contenuti, ha spiegato che l’obiettivo deve essere quello di fornire un servizio pubblico e spesso questa mission è stata messa da parte per inseguire l’audience. (…)
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