Ciao sono Simona Petaccia
Vedi il mio profilo


Febbraio 2008

DLMM GVS
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

I miei links preferiti

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Febbraio 2008

Quale Comunicazione pubblica nel nuovo millennio?

di Simona Petaccia (04/02/2008 - 22:50)

Comunicazione  italiana, testo di Alessandro Rovinetti del 4 febbraio 2008 - Ho appena terminato, la lettura dell’ennesimo volume che spiega come si gestisce un ufficio stampa ed ecco arrivarne un secondo che fornisce tutte le notizie utili per costruire un ufficio per le Relazioni con il Pubblico. È pur vero che esistono persone che hanno saputo costruire le proprie fortune pubbliche e private a colpi di formulette sulla comunicazione, ma mi chiedo:

-   È tutta qua la comunicazione pubblica all’alba del 2008?  È il raccontare all’infinito la stessa storia? È ripercorrere regole e percorsi che persino uno studente universitario del primo anno considera stucchevoli e superati?

-   Come è possibile vivere in una società dinamica e complessa come la nostra e, allo stesso tempo, pensare di poter marmorizzare in testi e nozioni ripetitive una materia mutevole e difforme come la comunicazione?

Per quanto mi riguarda ritengo che chi studia e chi pratica questa disciplina non possa accontentarsi di conoscere e gestire un po’ di regole come se fossero le componenti di un manuale IKEA per montare mobili. Il comunicatore pubblico e lo studioso di comunicazione pubblica non possono accontentarsi di essere traduttori di progetti e dinamiche mutuati dall’esperienza quotidiana o dalla letteratura anglosassone. (…)

Il comunicatore, a mio avviso, deve essere innanzitutto un “lettore” della nostra società (…). Solo così nascono e si sviluppano nuove idee e nuovi percorsi teorici e pratici. Solo così oggi cominciamo a parlare, in un ambito più vasto di quello dei soli addetti ai lavori, di comunicazioni settoriali quali quella sociale, sanitaria, ambientale e di emergenza. Solo così si porrà fine all’equivoco di pensare che gli strumenti possano e debbano venire prima delle strategie e delle competenze. (…) Infine, solo così, percorsi formativi e aspettative del mercato del lavoro e delle professioni potranno trovare reali punti di interesse e di convergenza.

Questa riflessione, ovviamente, non riguarda solo il settore pubblico, ma anche l’intero sistema d’impresa. La differenza è data dal fatto che innovare, cambiare, aggiornare sono regole imposte dal mercato e quindi rappresentano obblighi per il sistema privato, mentre nella pubblica amministrazione le novità sono quasi sempre vissute come segnali non di crescita, ma di pericolo.

Ancora una volta, però, ci viene in aiuto il tempo che viviamo. Un tempo che non consente a nessuna Istituzione di continuare a “giocare” con la comunicazione, ma che esige la definizione di obiettivi da raggiungere e di risultati da ottenere.

Tutto questo segna l’inevitabile passaggio dal tempo dei comunicatori “fatti in casa” a quello dei comunicatori professionisti pubblici. (…)

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

 

 

Vota questo post

Archivio Febbraio 2008