Adesso il problema del pluralismo in Italia è Santoro
Agorà Magazine, testo di Renato Scattarella del 3 febbraio 2008 - Mostrare la realtà della politica italiana in tv, con tanto di verbali, cifre e dati alla mano che riguardano eminenti personalità politiche, di destra come di sinistra, è diventato un attacco al pluralismo e non giornalismo. Sott’accusa il programma Annozero che non avrebbe rispettato, secondo il presidente dell’Authority, Corrado Calabrò, i principi di completezza e correttezza dell’informazione, di obiettività, equità, lealtà, imparzialità, pluralità dei punti di vista e osservanza del contraddittorio, in base all’atto di indirizzo della commissione di Vigilanza.
Il monito di Calabrò fa riferimento ad alcune puntate di Annozero, dal caso De Magistris-Mastella al caso Forleo-D’Alema, dalle intercettazioni Berlusconi-Saccà fino ad arrivare alla puntata di Giovedì scorso in cui si è fatto il punto sul processo Cuffaro e sulle sue tardive dimissioni, ritenute più spintanee che spontanee.
È vero che l’approccio di Santoro alle notizie è molto severo, crudo, a volte spietato, le sue trasmissioni ricordano molto più “Un giorno in pretura” che non un approfondimento politico sulle vicende di cronaca. Questo però è dato dalla estrema precisione con cui Santoro, avvalendosi della consulenza del temutissimo Travaglio, dà le notizie.
I verbali di un processo non sono nè di Destra nè di Sinistra, e i numeri, i nomi e le cifre in essi contenuti non possono essere di parte. La verità è che la verità nuda e cruda non piace a nessuno, specialmente ai politici che sono coinvolti direttamente in scandali o inchieste giudiziarie.
Il libro La Casta, dei citatissimi Stella e Rizzo, fa un lavoro non dissimile dall’opera giornalistica di Santoro, con la differenza che è politicamente corretto nel fare un calderone delle colpe e delle responsabilità, inimicandosi la classe politica nel suo complesso e non i singoli, che pare tengano molto al “mal comune mezzo gaudio” o al più celebre “così fan tutti”.
Santoro invece fa nomi e cognomi (…).
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