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Archivio Luglio 2007

IATE: coerenza delle comunicazioni scritte in Europa

di Simona Petaccia (07/07/2007 - 16:57)

È ufficialmente aperta al pubblico la banca dati terminologica IATE (InterActive Terminology for Europe), che centralizza in un unico database le preesistenti banche dati terminologiche delle istituzioni e degli organismi dell'Ue.

Gli obiettivi che guidano questo progetto avviato nel 2000 sono quelli di assicurare la coerenza e l'attendibilità della terminologia dei documenti, indispensabili per produrre testi chiari e privi di ambiguità, e garantire la qualità della comunicazione scritta delle istituzioni e degli organismi dell'Ue in tutte le lingue.

Attualmente IATE contiene 8,7 milioni di termini, 500.000 abbreviazioni e 100.000 frasi ed è attiva in tutte le 23 lingue ufficiali dell'Ue.

Rispetto ai suoi predecessori (EURODICAUTOM, EUTERPE e TIS), IATE si contraddistingue perché è:

  • interattivo: ogni traduttore delle istituzioni europee può aggiungere o aggiornare informazioni;
  • interistituzionale: creato e aggiornato da più istituzioni (Parlamento europeo, Comitato delle regioni, Banca centrale europea ecc.).

Per far conoscere IATE, il 6 luglio 2007 l’antenna per il multilinguismo ha organizzato a Roma, presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea (Sala del Cide, Via IV novembre), un incontro al quale è intervenuta anche Daniela Murillo, Referente linguistica del dipartimento italiano della Direzione generale della Traduzione.

Per informazioni, contattare l'Antenna per il multilinguismo attraverso l’indirizzo elettronico DGT-ROME@ec.europa.eu

Tag: IATEInterActiveTerminologyforEurope

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Milena Gabanelli: ''Per me la vita è il mio lavoro''

di Simona Petaccia (07/07/2007 - 15:35)

Adnkronos/IGN - Roma, 5 luglio ’07 – (…) Dalla sua casa di Bologna, Milena Gabanelli parla della professione e della famiglia. (…) Laurea al Dams di Bologna e poi i primi passi in Rai. Qui, in una progressione graduale ma ininterrotta: RaiTre Regione Emilia Romagna , poi Lombardia, speciali per il Tg1, ‘Mixer’, ‘Format’. Come dimenticare poi ‘Professione Reporter’ che anticipa su RaiDue, dal 1994 al 1996, temi e stili di ‘Report’. Prova del successo del suo programma sono anche le tante persone che le scrivono sul sito, ''stanche di non essere ascoltate''. Di qui le inchieste sulle società partecipate mangiasoldi, sulle mega liquidazioni di manager premiati in misura inversamente proporzionale alla loro efficienza, sulle folli spese di amministrazioni pubbliche indifferenti al disagio dei cittadini, sui paradossi dei finanziamenti ai giornali-fantasma. E spesso, dopo la messa in onda di queste sue trasmissioni, scatta l’inchiesta giudiziaria. Il suo è un giornalismo a rischio. ''Le difficoltà più pesanti le incontriamo - spiega la Gabanelli - non quando sono in ballo sindaci o ministri, ma piuttosto quando sono chiamate in causa delle aziende, magari quotate in borsa. Loro pagano la pubblicità, per cui, quando minacciano di non rinnovare i contratti, insorgono problemi seri. Queste aziende sono forti, potenti e ti possono far sentire la corda intorno al collo in mille modi. Poi si muovono schiere di avvocati che ti massacrano con lettere di diffida o di minaccia preventive. Insomma ti mettono in condizione di oggettiva difficoltà”. E' comunque grazie a una squadra straordinaria, che opera con passione e senso del lavoro comune, che si può condurre un programma come ‘Report’. Le fatiche vere sono ''quelle di portare a casa l’inchiesta, prima ancora di mandarla in onda''. E ciò è possibile utilizzando le moderne e convergenti tecnologie: “Oggi bisogna essere veloci e pubblicare per primi i servizi su internet. Nel ‘91, quando io ho cominciato, era un’altra storia. Quando ti pagavano poco dovevi produrre a prezzi molti bassi. Così in quegli anni una forma un po’ rozza si giustificava solo con contenuti forti”. Non che ora i contenuti siano ‘soft’. Anzi: ''Devi deciderti se andare in onda con una denuncia per poi essere trascinato in tribunale con citazioni per danni di milioni di euro e affrontare cause di una decina d'anni oppure no. Una volta, due o tre, forse decidi per sì, ma poi magari sei costretta a fermarti. C'è un sistema balordo che permette di fare cause pretestuose, perché tanto nessuno si prenderà la briga di andare a leggere cosa c’è scritto su una citazione. Di questo passo dove finirà la libera informazione? E’ una domanda su cui riflettere.” (…)

FONTE: http://www.adnkronos.com/IGN/Spettacolo/?id=1.0.1079181954

 

 

 

 

 

 

Tag: MilenaGabanelliReportAdnkronosIGN

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Convegno di Bema - Relazione di F. Abruzzo sulla solitudine del quarto potere

di Simona Petaccia (07/07/2007 - 11:53)

La solitudine del "quarto potere" inviso al mondo politico e alle imprese, ma non compreso dalla pubblica opinione. (I giornalisti,  stretti tra politica e conflitti di interessi vecchi e nuovi, cercano autonomia, indipendenza  e libertà con l'aiuto della Corte di Strasburgo e anche della Corte di Cassazione)

Relazione di Franco Abruzzo

 

 

 

Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia

 

 

INDICE

1. Premessa. L'influenza delle banche nei media come limite alla libertà dei giornalisti. 

2. La regole deontologiche rendono forte la professione di giornalista.

3. Un programma minimo di riforme per rendere libera la professione di giornalista.

4. Giornalisti non più soli. Dalla Corte (di Strasburgo) dei diritti dell'uomo parte (7 giugno 2007) un forte monito al Parlamento italiano chiamato a decidere sul  "ddl Mastella" sulla pubblicazione delle intercettazioni. Politici meno potetti rispetto all'uomo della strada. Il diritto dei cittadini di conoscere i fatti prevale sempre sulla segretezza  delle carte processuali.

5. Giornalisti non più soli. Cassazione (2 luglio 2007):  "I giornali sono cani da guardia della democrazia e delle istituzioni (anche giudiziarie)". Le stesse parole si leggono nella sentenza di Strasburgo: ".des journalistes qui participent à un débat public d'une telle importance, exerçant ainsi leur mission de « chiens de garde » de la démocratie. ».

6.  La magistratura "scopre" di essere un potere, che può essere criticato. Nell'Italia della stampa controllata dalla politica e dalle banche è un'affermazione rivoluzionaria, tale da far capire che anche il potere esecutivo e l'attività parlamentare devono essere controllati dalla stampa. Così vuole una sana e corretta visione della democrazia.

7. La lezione indimenticabile di Mario Borsa e Walter Tobagi

Il testo è consultabile su www.francoabruzzo.it

 

 

 

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